1°
NUOVO SISTEMA ELETTORALE
L'attuale
"sistema elettorale maggioritario" in vigore in Italia, con la modifica fatta nella
legislatura 2001/06 dal governo Berlusconi, non dà all'elettore la possibilità di esprimere
le proprie preferenze verso i propri candidati. E' quindi una palese violazione dei diritti
dei cittadini che, in definitiva, li costringe a subire le imposizioni dei partiti, o per meglio
dire degli esponenti più eminenti di quei partiti, senza favorirne così un ricambio generazionale
o anche dibattimentale all'interno degli stessi. Senza le preferenze espresse,
i candidati più forti, quelli che hanno un potere
economico pù forte alle loro spalle, possono garantirsi gli incarichi
gestionali all'interno delle loro correnti ed egemonizzare i loro partiti.
La Democrazia Partecipativa consiste nel permettere ai cittadini di poter
interagire con la politica attiva e discutere con i loro partiti e movimenti
di riferimento, da esterni, quindi da non tesserati, sulle tematiche del
momento, costituendo di fatto una sorta di "primarie virtuli" che indirizzeranno
i vari movimenti verso una meta comune. La possibilià di eleggere direttamente
i candidati preferiti incide direttamente anche sui partiti che, senza la necessità di
fare elezioni primarie, avranno evidenti chi sono i candidati dominanti nel proprio
partito o coalizione, non più per potere economico ma per libera scelta elettiva.
Per questo è necessario dotare i cittadini di un buon sistema elettorale che gli
consenta di esprimere, senza ombra di dubbi, la coalizione che dovrà governare
il paese e una rappresentanza Parlamentare proporzionalmente eletta in un Parlamento
realmente rappresentativo. Per ottenere questo bisogna creare un nuovo sistema
elettorale composito, un sistema elettorale Maggioritario-Proporzionale.
Le proposte vantate dai partiti dell'arco costituzionale sono uno scimmiottamento
del doppio turno alla francese o il ritorno al proporzionale come quello tedesco,
con lo sbarramento al 5%, che di fatto elimina tutte quelle voci che dissentano
dal coro, ma coloro che dissentono non devono essere ignorati o emarginati,
in una vera democrazia coloro che dissentono sono espressione di disagio e malcontento,
quindi un valore aggiunto e non un impedimento alla governabilità.
Il sistema Maggioritario-Proporzionale in Democrazia Partecipativa, se attuato con
criterio, può essere un'ottima soluzione a costituire governi stabili, e daranno al
cittadino la possibilità di partecipare attivamente alla vita socio-politica del paese.
Per permettere al sistema Maggioritario-Proporzionale di funzionare al massimo è necessario
che venga attuato rispettando alcune semplici regole, le quali evitaranno la possibilità
di leggere o intuire eventuali voti di scambio, come è spesso
accaduto nel passato.
Il cittadino, durante la elezione esprimerà tre voti separati;
il primo, espresso e scrutinato con il metodo Maggioritario, stabilirà
quale coalizione vincerà e in che percentuale potrà essere rappresentata in Parlamento,
e con il secondo ed il terzo, espressi e scrutinati con il sistema Proporzionale,
esprimerà i candidati scelti a rappresentarlo in Parlamento, uno alla Camera e uno
al Senato, rispettivamente e proporzionalmente alle preferenze ricevute.
Come funziona:
Con il primo voto, espresso con il sistema Maggioritario, la popolazione deciderà
che tipo di governo preferisce; a tale proposito, come il Sistema Maggioritario
suggerisce, i partiti dovranno coalizzarsi insieme prima delle elezioni in un
progetto comune di governo e, se vorranno avere più possibilità di vittoria,
comunicarlo il più chiaramente possibile alla popolazione. A sostegno di questa
nuova pratica politica, i progetti, le coalizioni, gli accorpamenti dovranno
essere fatti e propagandati mesi prima delle elezioni in maniera che il cittadino
possa conoscerli bene per poter esprimere con chiarezza la sua preferenza,
come richiede e propone la cultura del "Maggioritario".
I candidati rappresentanti le varie correnti delle coalizioni, elencati in liste,
(nazionale se elezioni nazionali, regionale se elezioni regionali....e così via dicendo)
saranno presenti su tutto il territorio soggetto ad elezione.
Non saranno più, come succede con l'attuale sistema Maggioritario, presenti solo
su determinate circoscrizioni, ma potranno essere eletti ovunque.
Questa nuova visione del sistema Maggioritario potrà consentire anche ai piccoli
schieramenti di poter essere rappresentati in una ipotetica coalizione con cui
hanno
sottoscritto un programma di governo e saranno garanzia di quella "Proporzionalità e Pluralità"
rappresentata che un sistema Democratico deve garantire.
Questo metodo permetterà agli elettori di scegliere in modo chiaro ed inequivocabile
chi lo possa rappresentare in Parlamento o nei Consigli Regionali, Provinciali e
Comunali.
A mio parere i partiti, i movimenti, sono una indicazione ideologica di appartenenza
o preferenza,
ma sono sempre gli individui che le compongono che fanno la differenza, quindi,
senza ombra di dubbio,
privilegio e priviligerò sempre le preferenze "ad personam".
Una forma elettorale così espressa, permetterebbe chiaramente alla popolazione
di esprimere
le proprie preferenze nella formazione dei governi; ma soprattutto garantirebbe
i cittadini nell'essere
rappresentati proporzionalmente nei Parlamenti, e di fatto eliminare gli sbarramenti,
metodo anti democratico
preferito dai grandi partiti, che fino ad oggi ha impedito ai piccoli movimenti
di essere rappresentati.
Con il risultato della prima elezione il partito o la coalizione che avrà ottenuto
più voti avrà il diritto di governare.
Come già succede adesso per l'elezione dei Sindaci, se tra le coalizioni o i partiti
che parteciperanno alle elezioni,
nessuno, con il risultato della prima tornata elettorale avrà superato il 50%,
l'elezione verrà rifatta dopo tre mesi,
con lo spareggio tra i due raggruppamenti che avranno ottenuto più voti; i novanta
giorni di tempo daranno alle due
coalizioni la possibilità di raggiungere degli accordi con tutti quei movimenti,
associazioni e partiti che per minor
numero di preferenze sono stati eliminati nella prima elezione.
Le condizione del voto saranno le stesse: il primo voto con il sistema Maggioritario
indicherà la coalizione vincente,
gli altri due voti con il sistema Proporzionale indicheranno i vari rappresentanti
nei due rami del Parlamento.
Alla coalizione vincente, anche se nella seconda tornata elettorale non avrà superato
il 50% causa astensionismo,
gli verranno attribuiti d'ufficio il 55% in modo che possa governare stabilmente.
Questa regola deve indurre i partiti, le associazioni ed i movimenti vari a coalizzarsi
il più possibile
in modo che il sistama maggioritario possa esprimersi al massimo.
In proporzione alla percentuale attribuita al vincitore che potrà essere stabilita
da un minimo del 55%
fino ad un massimo del 75%( anche su chi avesse stravinto con una percentuale maggiore
del 75%)
le opposizioni avranno di conseguenza il rimanente che potrà variare da un 45% ad un 25%
(Minimo legalmente
rappresentativo della minoranza all'opposizione).
Queste percentuali ottenute con il primo voto daranno la misura con quali percentuali
potranno
essere eletti i candidati espressi con i due voti successivi che in percentuale,
appartenendo
alla coalizione vincente o perdente, saranno stati espressi dai cittadini elettori,
dando così
una rappresentanza parlamentare veramente espressione del voto popolare.
I cittadini potranno esprimere le loro preferenze sul candidato specifico,
nominandolo direttamente
sulla scheda elettorale, oppure limitarsi ad un voto di lista, nel qual caso ci
saranno le graduatorie
di partito o di coalizione, elencate fuori dal seggio, che saranno utilizzate
negli scrutini durante l'assegnazioni dei seggi.
A votazione ultimata dovrà essere evidente quale è stata la reale partecipazione
della popolazione e
quali sono le reali percentuali dei partiti stessi e dell'astensionismo.
Fermo restando però che la validità del responso elettorale è determinato da chi
và alle urne e non da chi
si astiene, le percentuali rappresentative dovranno essere stabilite, in base al
numero dei votanti.
I governi che si formeranno dovranno però avere sempre una visione reale della
rappresentanza che li
ha realmente eletti e di quanti sono all'opposizione o astenuti.
A questo proposito voglio ricordare la prima elezione diretta dei sindaci fatta
a Palermo nel 1993 con Leoluca Orlando;
come tutti ricorderete vinse
l' on. Leoluca Orlando, che fù eletto con l'88%
dei votanti.
Mi ricordo che all'epoca rimasi stupito, finalmente anche in Sicilia qualcosa si
muoveva;
ma mi sbagliavo, o per meglio dire, fui tratto in inganno dall'enfasi con cui i
giornali dell'epoca riportarono quelle
percentuali dei votanti!....
L'88% sì!...., ma solo dì quel 52% dei votanti che votarono in quella elezione.
I giornali, tutti!...,enfatizzando quell' 88%, e omettendo quel 48% di astenuti
dettero una informazione errata.
La notizia esatta avrebbe dovuto essere "...a causa dell'astensionismo pari quasi
al 47 / 48% Orlando ha vinto
con l'88% dei voti espressi, ma che corrispondono al 45/46% di tutto l'elettorato.
L'anno successivo infatti ci furono le elezioni politiche Nazionali e la
coalizione di Leoluca Orlando, a Palermo, perse con il 45% delle preferenze
espresse difronte al 53% di Forza Italia perchè in quella elezione, su "consiglio"
della mafia,
andò a votare anche tutta la popolazione che l'anno precedente si era astenuta,
ribaltando di fatto il responso elettorale.
Quindi, ribadendo il concetto che sì, l'astensionismo è un diritto, ma la partecipazione
attiva alle elezione è più che un diritto, è anche un dovere.
Questo sistema, così impostato, impedirà di avere maggioranze differenti nei due
rami del Parlamento, come è successo molte volte in passato,
e saranno "maggioranze" costituite da persone realmente elette, garanzia di una
democraticità più ampia.
Esempio: i deputati alla camera sono 630; se alla coalizione vincente è stato
attribuito il 55%, questa coalizione
avrà nelle file della camera 346 deputati che saranno nominati in base alle
preferenze ottenute nell'elezione.
La Camera avrà così la sua maggioranza stabile.
Stesso discorso per il Senato che sono 315. Con un attribuzione del 55% la Maggioranza
avrà eletto
al Senato 173 Senatori; nonostnte i "Senatori a vita" che possono essere dell'uno
o dell'altro schieramento,
anche al Senato la "Maggioranza" avrà comunque la sua maggioranza legalmente eletta e costituita.
Dal dopo-guerra ad oggi si sono formati migliaia di comitati spontanei sui più
svariati temi sociali;
la Democrazia Partecipativa vuole rendere attivi ed efficienti tutti questi moti
spontanei nati da cittadini
desiderosi di realizzare una società più giusta e più rappresentativa delle esigenze
popolari.
Utilizzando le " nuove" strutture, create nei "Quartieri" e rese operative 365
giorni all'anno con il neocostituito
referendum virtuale "Sondaggi abrogativi-propositivi ", ( nuovo metodo di
partecipazione collettiva dei cittadini
specificato nel successivo paragrafo " Come fare per attuare la Democrazia
Partecipativa" ) sarà possibile,
in qualunque momento nel corso delle legislature, dare la propria opinione e
concorrere quindi insieme ad altri
cittadini a materializzare quel "Parlamento Virtuale" formato idealmente da 1000
Grandi Elettori che affiancheranno
simbolicamente i Deputati e i Senatori realmente eletti; la figura dei Grandi Elettori
saranno una valida indicazione per chi governa.
La totalità degli aventi diritto al voto suddivisa per 1000 darà la proporzione
di quanti elettori "veri" occorrono per fare un Grande Elettore Virtuale.
Il Grande Elettore è l'espressione attiva di tutti quei cittadini che vogliono
contribuire alla vita socio-politica del nostro paese.
Per questo la "Democrazia Partecipativa" vuole sfruttare questa opportunità
che la neotecnologia contemporanea ci offre, permettendo
ad ogni cittadino la possibilità di partecipare attivamente, qualora lo desideri,
al dibattito socio-politico e quindi mettendogli
a disposizione tutti quei mezzi che gli permetteranno di dialogare e interloquire
con gli organi dello Stato preposti.
In qualunque momento, nel corso della legislatura, con la Democrazia Partecipativa,
utilizzando le strutture create nei "Quartieri"
e rese operative 365 giorni all'anno atte ad assolvere tutti i compiti istituzionali,
permetteranno ai cittadini di esprimere opinioni
a favore o contrarie, su posizioni espresse dal Parlamento o dal Governo.
In passato, per risolvere questi problemi gli italiani sono stati chiamati a votare
su dei "referendum abrogativi" come
il divorzio e l'aborto, i cui risultati furono l'esatto opposto dell'espressione
Parlamentare; con queste strutture create nei "Quartieri",
si propone che l'istituto del referendum sia operativo tutto l'anno, senza necessità
di firme per la necessaria approvazione dagli "organismi istiuzionali"
di competenza per affrontare un qualunque argomento, ma semplicemente la partecipazione
popolare sarà deteminante rispetto all'argomento,
e che conseguentemente obblighi i governanti a doverne tenere conto.
L'ultimo referendum svoltosi il 12 e 13 Giugno 2011,
ha dimostrato ampiamente quanta gente cosciente c'è,
che è interessata a dare il suo contributo alla partecipazione attiva per la realizzazione
di una vera società civile e democratica.
Tutto questo stà a significare che l'utilizzo costante dei "referendum abrogativi e propositivi"
sono un sostegno fondamentale per una
democrazia che voglia essere rispettosa del pensiero collettivo; naturalmente, Governo e
rappresentanti Parlamentari sono chiamati
a rispettare e legiferare qualunque responso scaturito dalla partecipazione popolare.
La possibilità di esprimere opinioni durante il periodo di tutta la legislatura è una occasione
in più che la
"Democrazia Partecipativa" dà ai suoi cittadini.
Seguire con attenzione le politiche attuate dai Governi e dal Parlamento Nazionale
come anche quelle dei Consigli Regionali,
Provinciali o Comunali permetterà ai cittadini di fare una partecipazione attiva
alla vita politico-sociale del paese,
interagendo in ogni momento nella vita sociale del paese, sulle scelte effettuate
dalle forze di governo per realizzare quella "Democrazia Diretta"
che è vera espressione di convivenza civile.
Mi rendo conto che molti politici di
professione storceranno il naso difronte ad un sistema elettorale così impostato, ma la
storia ci insegna che quando diamo il potere in mano a poche persone, queste molto spesso
ne abusano. Con questo sistema elettorale saranno sempre sotto controllo da parte dei loro
stessi elettori, quindi un freno palese che li obbligherà a muoversi dentro i canoni della
democrazia.
Lo Stato, per impedire che il nuovo sistema elettorale venga boicottato, dovrà creare un Software che impedisca l'abuso di tale sistema da individui
anti-democratici e quindi inficiarne ogni risultato referendario.
Ogni cittadino potrà intervenire una sola volta su ogni tema in discussione.
Il softwere, senza indicarne il voto, dovrà registrare su di un Data Base nazionale
l'avvenuta partecipazione
di quella scheda magnetica per poi bloccarne in futuro l'eventuale tentativo di dare
altri voti su quello
stesso quesito; inoltre, ogni qual volta la scheda magnetica elettorale sarà utilizzata
lo stesso software si
incaricherà di inviare tramite posta o altro sistema da individuare con l'interessato,
l'avvenuta votazione con il giorno,
l'ora e il sito elettorale utilizzato, con lo scopo di verificare se a votare è stato
il titolare della scheda magnetica o se
è stato vittima di un abuso da parte di estranei.
Naturalmente, questo sarà possibile solo se lo Stato regolamenterà anche il traffico telematico
su internet, invitando i vari gestori
che operano nel nostro territorio, ad impedire l'accesso a tutti coloro che vogliono
utilizzare la rete pubblica per fini illegali,
spesso celandosi dietro l'anonimato.
Tutti quelli che entrano in contatto con i Browser sul territorio nazionale, devono
poter essere identificabili, e al contempo
obbligare tutti i produttori di computers ad inserire su ogni computer prodotto una
tracciabilità indelebile, una sorta di numero di matricola unico che lo farà riconoscere
sempre e ovunque.
Con questo sistema, la Rete potrà essere ripulita dai sabotatori e, la formazione spontanea
dei vari "Comitati"
sarà libera e non necessiterà l'avallo di nessun Tribunale Regionale o della Corte Cosituzionale,
o di altri Enti preposti,
con il risultato che in tempo reale i cittadini potranno esprimere opinioni sui temi in questione.
Naturalmente questo non è un obbligo, chi vuol partecipare attivamente alla politica
lo potrà fare e chi invece vorrà limitare la sua partecipazione attiva al solo voto
elettorale è altrettanto libero di farlo.
Sicuramente con questa forma democratica di partecipazione attiva alla vita socio-politica
della nazione da parte dei cittadini la democrazia ci guadagna.
Con l'avvento della tecnologia e dell'informatica, che di giorno in giorno coinvolge
sempre di più i cittadini, si può arrivare a quella partecipazione attiva che può
coinvolgere ogni cittadino nella discussione diretta di tutti quei problemi di interesse
sociale, che lo riguardano, a partrire dai problemi del quartiere dove uno vive,
fino a quelli cittadini, provinciali, regionali, nazionali , fino ai problemi di
politica internazionale.
Ogni cittadino potrà, con la propria partecipazione attiva, dire la sua opinione e
così partecipare a quelle che saranno poi le scelte obbligate dei governi, perchè
dovranno tenere conto di quelle che sono le posizioni popolari.
Naturalmente , queste espressioni referendarie dovranno essere di dominio pubblico,
costantemente aggiornate, di cui i politici in Parlamento e
nel governo dovranno tenerne in gran conto.
Paragrafo : Come fare per attuare la "Democrazia Partecipativa"
1°-Ogni
città è suddivisa in rioni e quartieri amministrativi; individuare,
all'interno di questi quartieri, palazzi già esistenti o ex novi, da destinare
all'uso civico
(come gli odierni quartieri 1-2-3-4-5 etc...però più ampi,
con più servizi, aperti da mattina a sera con orario continuato
dalle 7,00 alle 22,00) dove il cittadino possa andare durante l'anno
non solo ad espletare la richiesta di varie documentazioni come certificati
ed affini, ma dove possa , con un impiantistica telematica attiva e con
l'ausilio di una tessera magnetica personale, interagire con le amministrazioni
pubbliche, dalle comunali a quella nazionale, e quindi come nei referendum
propositivi o abrogativi, dare opinione sui vari argomenti in discussione.
I vari argomenti in discussione saranno liberamente proposti dai cittadini;
la partecipazione popolare alla discussione di ogni argomento sarà il metro di
giudizio che avallerà la validità o la bocciatura di ogni argomento proposto.
In questa maniera le realizzazioni dell'Alta Velocità, del Ponte
sullo Stretto, dell'Energia Nucleare invece che Eolica o Solare, della
Tramvia Cittadina invece che della Metropolitana, sarebbero temi di
larga discussione, costringendo i politici incaricati a legiferare e
sancire su quegli eventi, a tenere in considerazione i pareri dei cittadini
che si saranno voluti esprimere su quei temi, che io credo saranno in
tanti, non come oggi che siamo in balia di lobbies e di potentati politico-economici
che hanno devastato il nostro territorio. Il risultato del referendum svoltosi
il 12 e 13 Giugno 2011, con il 65% dei partecipanti che ha detto di sì, lo ha
dimostrato!...quando agli elettori vengono posti dei quesiti seri gli elettori rispondono.
La gente è pronta!.... e se, a partire dal prossimo appuntamento elettorale,
la politica inizieremo a farla con questo spirito, molta gente tornerà a votare,...
il popolo astensionista del centro sinistra e del centro destra tornerà a votare!...
permettendo alla politica di funzionare a pieno.
2°- Tenuto conto che oggi c'è ancora una grossa fetta di
popolazione che non è pratica all'uso del computer, aiutarli ad integrarsi
e ad utilizzare queste nuove forme di partecipazione attiva alla vita
socio-politica della collettività.
Il personale fornito dal "servizio civile obbligatorio" può
essere un ottimo sostegno per aiutare i cittadini ad interagire con
le istituzioni.
I quartieri devono restare aperti 15 ore al giorno, dalle 7 del mattino
alle 22 della sera in modo da poter essere utilizzati dal maggior numero
di persone, fuori dai loro orari di lavoro consueti.
Per gli anni a venire, ognuno di questi spazi deve essere costantemente presidiato
da personale specializzato, reperibile attraverso il neo ricostituito
" Servizio Civile Obbligatorio ", *** leggere capitolo "Ricostituzione
Servizio Civile Obbigatorio" ***, per dare assistenza a tutte quelle
persone che attraverso la rete vogliono avere informazioni sui lavori
in Parlamento, o sulle proposte di candidati politici, sugli argomenti
in discussione di vita sociale che di momento in momento variano e quindi, attraverso
i referendum virtuali, dare opinioni.
3°- Destinare una Rete Televisiva di Stato, interattiva come internet,
all'informazione politica, dove ogni candidato politico possa aprire
un suo spazio (un sito internet) e così proporsi all'opinione
pubblica.
Una rete dove ogni cittadino possa verificare e controllare quello che
è stato detto e fatto ogni giorno in Parlamento, chi ha votato
contro e chi a favore di una determinata legge.
4°- Stabilire un principio; il privato cittadino ha il diritto alla
privacy e quindi , se lo desidera, mantenere il suo voto segreto, ma
chi è stato eletto e quindi rappresentante di quelle persone
che lo hanno eletto, per rispetto alle stesse, non può mantenere
più il suo voto segreto come succede fino ad oggi, ma deve esprimerlo
apertamente così che, se il suo operato in Parlamento o nel Consiglio
Comunale non è stato di gradimento di chi lo ha eletto, né
potrà prendere atto per le prossime elezioni.
Quindi stabilito questo principio di abolire nel "Parlamento "
e finanche nei Consigli Comunali la pratica del voto segreto, che ognuno
degli eletti assolva al suo compito e si prenda le sue responsabilità,
deve finire l'epoca in cui i franchi tiratori che, ignobilmente hanno
fatto cadere più di un governo nel passato, possano continuare ad esistere.
5°- Abolire anche il numero legale. I "signori eletti" dovranno essere
presenti in aula, ogni giorno lavorativo dell'anno, come tutti gli italiani.
E' ignobile che l'iter burocratico di certe leggi sia interrotto o prolungato
nel tempo per la mancanza del numero legale in aula e quindi l'assemblea
bloccata ed impedita nel suo legiferare.
I deputati sono stati eletti per far funzionare la macchina amministrativa
dello Stato, quindi, per il periodo della loro elezione devono abbandonare
le loro attività lavorative per dedicarsi completamente alla
carica di Deputati, Senatori o Consiglieri per cui sono stati eletti.
Fatta eccezione per malattie o incarichi governativi, come partecipanti
di Commissioni o incarichi analoghi, nei quali casi però potrà
essere sostituito da un collaboratore di fiducia per espletare e adempiere
ai doveri del Deputato o Consigliere al momento assente giustificato, il
suddetto non può per nessun motivo essere assente dall'aula, pena
grosse multe pecuniarie e sé, ripetute nel tempo, anche alla revoca
dalla carica di Deputato, Senatore o Consigliere per mancato rispetto
nei confronti del Popolo Italiano.