12- Globalizzazione, Stato Sociale e Riforma Pensionistica
Globalizzazione
Tutti i politici
dell'arco costituzionale e extra-parlamentare
hanno avuto un approccio al tema della Globalizzazione in maniera veramente
superficiale e deleterea.
Se da una parte i politici della destra hanno visto il problema come
una invasione della nostra cultura, accettandone però tutti i
vantaggi economici, i politici della sinistra, con una visione molto
miope, hanno accettato il fatto che le merci e le genti possano circolare
senza limiti di sorta, per un garantismo di facciata, senza però
rendersi conto che questi cambiamenti avrebbero mutato il rapporto tra
il lavoro ed i lavoratori, tra i datori di lavoro ed il costo stesso
del lavoro, inficiando di fatto praticamente tutte quelle lotte per i
diritti dello Stato Sociale, conquistate nel xx secolo dalla gente con
i movimenti sindacali.
Questo "Stato Sociale" tanto duramente conquistato si và ora, di
giorno in giorno, deteriorando, perdendo poco a poco ogni conquista
ottenuta nel '900.
I "nostri " politici, tutti, devono rendersi conto che se
quì in occidente il lavoro ha un costo superiore è perchè
qui, in occidente, dalle tasse sul lavoro, ricaviamo uno "Stato
Sociale", un "Welfare State " che nel terzo e quarto
mondo è ancora lontano dall'essere realizzato.
Naturalmente, se permettiamo alla nostra industria di chiudere le proprie
fabbriche nel nostro territorio, per poi riaprire le stesse attività
in paesi del terzo mondo, per produrre a costi inferiori, ( perchè
lì, il costo della manodopera è inferiore), e poi gli permettiamo
di reimportare quegli stessi prodotti sul nostro mercato, senza pagare
nessun dazio d'entrata, non facciamo altro che ceare i presupposti per
la perdita del lavoro futuro dei nostri operai e, l'annientamento di
tutti quei diritti sociali tanto duramente conquistati dai nostri predecessori
dalla fine dell '800 fino ai giorni nostri.
Aiutare il terzo mondo non significa impiantare fabbriche sul loro territorio,
per poi sfruttarli meglio ma, mediante studi approfonditi, finanziare
attività produttive atte a migliorare il loro tenore di vita
e il loro PIL.
Impiantare fabbriche di oggetti o materiali che non andranno nel loro
mercato interno ma invaderanno il nostro mercato significa sfruttare
loro in una forma indegna e far indietreggiare noi di oltre un secolo
per i diritti di Stato Sociale acquisiti.
Io credo che sia utile e necessario applicare dei dazi di entrata a
tutti quei prodotti che possono essere prodotti qui in europa, per salvaguardare
i nostri lavoratori.
Alcuni
esempi per spiegarmi:
Alcune grandi marche dell'industria automobilistica europea fanno costruire
componenti delle proprie auto in paesi sottosviluppati per aggirare
il costo del lavoro, industriali del tessile fanno fare le proprie maglie
in Turchia e altri paesi del terzo mondo, sfruttando il lavoro minorile,
industriali del giocattolo hanno trasferito le loro fabbriche in Cina,
per aggirare i diritti sindacali....bene! siamo in un libero mercato
e quindi sono liberi di farlo......ma dovranno vendere quei prodotti
nei paesi in cui li fabbricano.
Se li vorranno vendere quì in Europa dovranno pagare un dazio
d'entrata pari a quegli oneri sociali che hanno cercato di eludere.
Le grandi marche dell'industria automobilistica , se vorranno vendere
i loro prodotti qui nell'Unione Europea dovranno farle costruire in
fabbriche ubicate quì,nell' Unione Europa e così, anche
produttori come Ford , Nissan, Honda cioè marchi extra-comunitari,
se vogliono accedere a questo mercato dovranno impiantare fabbriche
nell'Unione Europea e dare così lavoro ai cittadini Europei.
Gli interscambi di materie prime tra i paesi sottosviluppati e l'Occidente
industrializzato dovrà essere superato attraverso la cooperazione.
Noi dobbiamo esportare tecnici e tecnologia per aiutarli a crescere,
a migliorare le loro condizioni di vita, in cambio noi importeremo materie
prime che altrimenti qui non avremmo,
per continuare a tenere viva la nostra industria.
Mai e poi mai dovremo permettere che i nostri industriali trasferiscano
le loro fabbriche per sfruttare la manodopera di quei paesi eludendo
così ,di fatto, tutte le conquiste sindacali.
Condizione fondamentale per una globalizzazione "giusta" è
attuare il principio che se vuoi vendere in un mercato devi produrre
in quello stesso mercato.
Troppo facile permettere alla Piaggio, negli anni novanta, licensiare
2000 operai per "esubero" e nel contempo, tramite l'allora
Ministro degli Esteri Lamberto Dini, aprire una nuova fabbrica in Cina
per 6000 operai.
Naturalmente all'epoca si preoccuparono subito nell'affermare che quella
produzione era per il mercato cinese.
Io, già da allora, sostenevo che quei prodotti ce li saremmo ritrovati
nel nostro mercato, e così è stato.
Lo ZIP,un ciclomotore prodotto dalla Piaggio, prodotto in Cina lo si
trova anche sul nostro mercato a circa 1150 euro, mentre quello prodotto
a Pontedera, cioè prodotto in Italia, costa circa 2000 / 2100
euro, praticamente quasi il doppio.
La logia conclusione è che, con questa disparità di costi,
lo ZIP prodotto a Pontedera sarà destinato a chiudere, con la
conseguente perdita del lavoro di altri operai, mentre la dirigenza
Piaggio continuerà a guadagnare indisturbata.
Ribadisco:...." se vuoi vendere in questo mercato devi produrre
in questo mercato!." se invece preferisci produrre fuori per aggirare
i costi dello "stato sociale" che le nostre leggi ti impongono
dovrai pagare delle tasse di entrata pari a quegli oneri sociali che
hai tentato di eludere.
Chiunque voglia vendere in questo mercato deve produrre quì e,
se è extracomunitario, aprire delle succursali quì per
produrre quì, dando lavoro a manodopera locale.
Questo impedirà al mercato delle disvalenze di costi troppo evidenti
causate dalle differenze dei costi del lavoro e così, di fatto,
livellare i prezzi di vendita, creando i presupposti per una onesta
concorrenza.
"Globalizzazione" non deve essere uno scambio
di merci e persone senza regole, un libero sfruttamento delle genti
e dei mercati come vorrebbe la classe borghese "dominante",
ma un interscambio di culture e popoli regolata dai diritti umani; con
una globalizzazione male attuata, come lo è di fatto oggi, ci
saranno solo grossi guadagni per pochi e, nel contempo si otterranno
solo grosse discriminazione per la maggioranza delle popolazioni.
Da qualche decennio i paesi dell'Unione Europea sono invasi da persone
extra comunitarie provenienti dai paesi del terzo mondo in cerca di
lavoro e di una vita migliore.
Un esodo comprensibile e rispettabile ma che deve essere capito e chiarito
nella sostanza da certa parte della popolazione Europea.
Pensare a loro come a dei moderni schiavi per poter abbassare il costo
del lavoro, permesso di fatto anche da certe leggi sul lavoro, è
una pratica ignobile che taluni cittadini europei esercitano, venendo
meno a quei "diritti civili" che la nostra società
ha raggiunto.
Con questo modo di interpretare la "globalizzazione" sono
iniziate di fatto le discriminazioni.
Non si devono fare i contratti "differenti" agli extracomunitari, come
stà accadendo oggi, perchè così si potrà
dare loro una paga inferiore e si potranno versare meno contributi per
lo "Stato Sociale".
I legislatori che hanno permesso tutto questo, hanno ignorato lo "Statuto
dei Lavoratori" stipulato nel 1970 che parla di lavoratori e non
fà distinzioni tra lavoratori nazionali ed extracomunitari.
Un lavoratore extracomunitario, in quanto lavoratore, ha gli stessi
diritti di un lavoratore comunitario, quindi deve costare esattamente
uguale.
Se noi continueremo a fare questa distinzione saremo la causa e l'origine
dell'embrione del razzismo, perchè è logico, ogni datore
di lavoro preferirà chi, a parità di condizioni, gli costerà
meno, creando di fatto delle iniquità sociali.
Io non credo all'ipocrita frase.." sono lavori che gli italiani
non vogliono più fare".. , io credo invece che siano lavori
che gli italiani non possono più fare, perchè sottopagati,
con il costo della vita che in questi ultimi anni, quì in Italia,
è aumentato a dismisura, con certi lavori, così mal retribuiti,
non puoi più tirare avanti la famiglia.
Tutto questo è successo perchè le classi politiche dirigenti
degli ultimi trentanni sono state miopi nel valutare questo problema
e si sono prestate al gioco delle speculazioni.
Stato
Sociale
In una Nazione, dove l'affitto di un immobile di edilizia
normale , in un quartiere normale, di una città normale, di 70
/ 80 mq circa, è pari ad un quinto dello stipendio base di un
lavoratore è un buon rapporto sociale, ma, quando quell'affitto
è superiore a quello stesso stipendio base, allora significa
che i rapporti sociali di quella Nazione, il divario formatosi tra guadagno
e costo della vita, si sono così alterati che è giunto
il momento di porvi fine.
E' giunto il momento di riscrivere una nuova forma di convivenza sociale,
più libera e soprattutto più rispettosa dei diritti civili
dei cittadini.
Dobbiamo mantenere e soprattutto migliorare il "nostro" Stato
Sociale.
Per fare questo è necessario rivedere tutti quei modelli di contratti
stipulati dai sindacati confederati negli ultimi 15 anni che, a mio
modo di vedere, sono stati anche questi una sorta di "quinta colonna
Italiana", che ha operato a favore del padronato e non dei lavoratori.
Se lo Stato, con l'avallo dei sindacati e di quasi tutti i partiti dell'arco
costituzionali, ha consentito contratti a termine, senza versamenti di
contributi, e quindi senza garanzie per il futuro, è perchè
così si vuole abbattere lo "stato sociale" e costringere
il cittadino ad una forma contributiva privata con contratti senza coperture
sanitarie e anti infortunistiche, per arrivare alla eliminazione dell'assistenza
pubblica per una assistenza privata, fonte di grandi guadagni per chi
la gestirà.
E' inevitabile che chi è nelle condizioni di poterne approfittare
né approfitterà, e cos' è stato.
Questa "quinta colonna strisciante",operante nel nostro paese,
ha permesso tutto questo.
Naturale che il padronato né abbia subito approfittato. L'occasione
fà l'uomo ladro!.
Tutti i diritti sindacali tanto duramente conquistati nel tempo, in
questi ultimi 35-40 anni sono stati vanificati grazie alle politiche
scellerate applicate uniformemente sia dai governi di centro destra
che da quelli di centro sinistra.
La "quinta colonna" ha operato soprattutto tramite alcuni
esponenti del centro sinistra e del mondo sindacale permettendo, come
ho già sostenuto prima, contratti truffa senza coperture, contratti
discriminanti senza diritti sociali, contratti formativi a tempo determinato
per permettere alle aziende di mercanteggiare sui lavoratori, ma soprattutto
è stata quella parte politica che ha permesso le privatizzazioni
di settori di Utilità Pubblica come l'approvvigionamento energietico,
la telefonia, i trasporti e, non contenta, stà tuttora minando
altri settori dell'apparato pubblico con l'intento di privatizzare anch'essi.
Mi riferisco all'acqua, la sanità, la scuola etc. etc.
Gli artecifi di tutto questo sono stati tutta la leadership del centro
sinistra.
Alla luce di tutto questo è fondamentale riappropriarsi di tutti
quei settori che sono di utilità pubblica *** leggere capitolo
sù Rimonopolizzazione di tutti quei Settori inerenti i Servizi
Pubblici ***, per poter ricostruire uno "Stato Sociale" che
sia veramente di utilità per tutti i cittadini; uno Stato Sociale
"garanzia di benessere" per l'intera comunità.
Applicando interamente, in tutte le sue parti, la nuova riforma fiscale,
*** leggere capitolo sù
Nuovo sistema fiscale ***,lo Stato avrà i fondi necessari per
poter far fronte ai costi di questo "stato sociale".
Uno Stato che vuole vantarsi di essere democratico deve inevitabilmente
sostenere e garantire l'uguaglianza e le necessità primarie tra
tutti i suoi cittadini.
Riforma
Pensionistica
Dai e dai, ci sono riusciti quei maledetti infamoni
della quinta colonna, a convincere il popolo italiano che è meglio
per loro mettere nelle mani di Banche, Assicurazioni e Gestioni Sindacali
il "loro " TFR .
Quello che un tempo veniva chiamata "liquidazione" e oggi rinominato
letteralmente Trattamento Fine Rapporto, serve alla controparte a gestire
una quantità di capitali che potranno essere utilizzati in operazioni
infrabancarie o in operazioni internazionali a totale rischio dei lavoratori.
Presentandolo così, con un altro nome, un'altra sigla, si è
potuto ingannare meglio il cittadino lavoratore e così, in futuro,
si potrà addebitare a suo carico, quello che risulterà
il poco remunerativo rendimento di tale forma pensionistica, perchè
a tutti gli effetti risulterà lui l'artefice di quelle scelte.
Ma soprattutto si è preferito continuare a ingannare il popolo
italiano dicendo che il nostro sistema pensionistico è al collasso
e per questo convincerlo ad affiancare alla pensione pubblica un'altra
privata, continuando però, nel frattempo, a prelevare dalle casse
dell'INPS i soldi per il pagamento degli assegni familiari, delle liquidazioni
dei ceti dirigenziali pubblici e di altri pagamenti che nulla hanno
a che fare con le pensioni e la previdenza.
Tutti questi soldi dovrebbero invece essere prelevati dalle casse dell'erario
perchè costi di fiscalità pubblica, e vengono, a mio avviso,
sottratti al sistema pensionistico, mettendolo così di fatto
in una situazione di passività.
Vi siete mai chiesti quanti pescano nelle casse dell'INPS ? oltre a
pagare tutte le pensioni dei lavoratori dipendenti dell'area privata,
ci sono anche quelle dei lavoratori autonomi come artigiani, agricoltori,
commercianti, che con i loro versamenti di una vita lavorativa contribuiscono
a creare quel capitale che dovrebbe essere il fondamento per una sana
ed onesta pensione a coronamento di una vita di lavoro.
Teoricamente avrebbe dovuto essere così ma nella realtà, complici
politici incompetenti e talvolta disonesti, questi fondi INPS sono stati
utilizzati per sostenere la Cassa integrazione di aziende fallimentari
che, nei periodi in "auge" hanno capitalizzato i guadagni
( vedi operato Fiat!) mentre nei momenti critici hanno approfittato
di questo aiuto immeritato fornito dallo Stato, affondando le mani nelle
casse della Previdenza Sociale e di fatto esserne una delle cause che
oggi fanno gridare allarme sui fondi INPS.
Oltretutto, i fondi INPS pagano anche i sussidi di disoccupazione e,
da quando sono state privatizzate, anche le pensioni di tutte quelle
aziende prima statali e oggi privatizzate.
Nauralmente non c'è solo l'INPS ; ci sono anche altri Enti erogatori
di pensioni come gli Enti locali, i Dipendenti Ministero del Tesoro, i
Dipendenti Ministero Difesa che hanno un separato sistema pensionistico,
che però, essendo anch'essi dello Stato, pescano sempre nelle
casse statali, cioè nostre, e che quindi quando lo Stato permette
di prendere i fondi dalle casse dell'INPS per pagare Cassa integrazione
e Disoccupazione commette ingiustizia nei confronti di una parte dei
lavoratori.
A mio avviso, per aiutare le industrie nazionali a superare i periodi
di crisi, lo Stato Italiano non avrebbe dovuto utilizzare i fondi INPS,
ma avrebbe dovuto costituire un "Fondo Sostegno Aziende in Crisi"
e, con una gestione temporale concordata tra lo Stato,l'azienda ed
i sindacati dei lavoratori, firmare un trattato per restituire i fondi
ottenuti, una volta superato il periodo di crisi, invece si è
preferito praticamente regalare quei fondi perchè consegnati
senza nessuna regola impegnativa per la controparte.
Tutto questo mal governo ha contribuito allo svuotamento parziale delle
casse INPS
Questi infiltrati della quinta colonna stanno svendendo per l'ennesima
volta il lavoro degli italiani e lo stanno facendo nella maniera più
subdola, consegnando la gestione dei capitali, nelle mani dei soliti
poteri bancari.
Io, che mi considero da sempre un " libertario", cioè
una persona che privilegia principalmente e prevalentemente la libertà,
il libero modo di agire delle genti, sono altresì consapevole
che l'utilizzo e sfruttamento dei servizi sociali e dei beni di utilità
pubblica sia un onere e dovere esclusivo dello Stato.
Fatta questa precisazione, riaffermo con forza e con vigore che deve
essere lo Stato a gestire i fondi pensioni dei cittadini, e non Istituzioni
Private quali Banche, Assicurazioni e quant'altre.
L'unico ad avere le spalle e le casse per sostenere l'onere di tali
capitali è lo Stato, quindi la riforma pensionistica deve passare
inevitabilmente attraverso la ricostruzione dello "stato sociale"
nel nostro paese.
E' già da diverso tempo che i nostri politici più eminenti,
da destra a sinistra vanno dicendo che il "sistema pensionistico"
và rivisto, che non è sufficiente e che i contributi versati
dai lavoratori non coprono i costi delle future pensioni.
Io credo che molti di "questi" siano in mala fede e che tentino
il tutto per tutto per convincerci a "privatizzare" il sistema
pensionistico perchè in questo calderone vedono la possibilità
di guadagni infiniti, ma la realtà è che se i versamenti
effettuati dai lavoratori nelle casse dell'INPS verranno utilizzati
solo per pagare le pensioni le casse dell'INPS saranno sempre in attivo.
Tenuto conto di questo uso improprio dei fondi INPS è altrettanto
vero però che c'è anche una disparità di trattamento
tra i normali lavoratori e gli staff dirigenziale, spesso troppo bassi
i primi e troppo alti i secondi.
Credo sia giunto il tempo di rivedere e rivalutare tali posizioni, ma
credo soprattuto che sia giunto il tempo per riconsiderare la formulazione
di un Nuovo Sistema Sociale, garanzia di diritti umani e fonte principale
per un futuro migliore del sistema pensionistico correlato al costo
della vita, a partire da quelle minime oggi misere ed ingiuste.
La pensione arriva per tutti al tramonto della vita e chi prima, chi
dopo, si ritrova talvolta a viverla in solitudine.
Lo Stato, se non negli affetti, deve sopperire ai costi di gestione
là dove la pensione del pensionato non è sufficiente.
Lo Stato,
per mano dei suoi politici, deve capire che
il prelievo di soldi per sostenere alcune spese dello Stato Sociale
li deve prelevare dalla fiscalizzazione nazionale ed è quindi
nel suo Sistema Fiscale Nazionale che deve rivedere le forme eque per
un prelievo fiscale ai cittadini.
*** leggere capitolo su "Nuovo
Sistema Fiscale " ***