Movimento per la Democrazia Partecipativa

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I punti programmatici

1°- Nuovo sistema elettorale per elezioni più democratiche.

2°- Nuovo sistema fiscale per una tassazione più equa.

3°- Nuovo regolamento per la Partecipazione ai Concorsi Pubblici

4°- Rimonopolizzazione di tutti quei Settori inerenti i Servizi Pubblici come
telecomunicazioni, trasporti, acqua ,gas, idrocarburi che gli ultimi governi hanno
inspiegabilmente privatizzato.

5°- Ricostituzione del vecchio "servizio di leva" trasformandolo però in "Servizio Civile
Obbligatorio" esteso anche alle donne.

6°- Liberalizzazione delle License Commerciali e degli orari lavorativi

7°- Abolizione dell'I.C.I. sulla prima casa e costituzione di un "Fondo Nazionale" per
sostenere i cittadini meno abbienti all'acquisto della prima casa.

8°- Giustizia : revisione dell'attuale sistema giuridico per rendere effettiva giustizia alle
vittime e un rapporto paritario tra istituzioni e cittadino.

9°- Scuola : apertura alle innovazioni per un insegnamento egualitario a tutti gli studenti.

10°- Sanità: Distribuzione capillare sul territorio nazionale

11°- Protezione Civile coordinata sul Territorio

12°- Globalizzazione,Stato Sociale e Riforma Pensionistica

13°-Democrazia Partecipativa immaginata da L.N.M.

14°- Riflessioni

15°- Considerazioni Finali di L.N.M

 

       

 



12- Globalizzazione, Stato Sociale e Riforma Pensionistica


Globalizzazione

Tutti i politici dell'arco costituzionale e extra-parlamentare hanno avuto un approccio al tema della Globalizzazione in maniera veramente superficiale e deleterea.
Se da una parte i politici della destra hanno visto il problema come una invasione della nostra cultura, accettandone però tutti i vantaggi economici, i politici della sinistra, con una visione molto miope, hanno accettato il fatto che le merci e le genti possano circolare senza limiti di sorta, per un garantismo di facciata, senza però rendersi conto che questi cambiamenti avrebbero mutato il rapporto tra il lavoro ed i lavoratori, tra i datori di lavoro ed il costo stesso del lavoro, inficiando di fatto praticamente tutte quelle lotte per i diritti dello Stato Sociale, conquistate nel xx secolo dalla gente con i movimenti sindacali.
Questo "Stato Sociale" tanto duramente conquistato si và ora, di giorno in giorno, deteriorando, perdendo poco a poco ogni conquista ottenuta nel '900.
I "nostri " politici, tutti, devono rendersi conto che se quì in occidente il lavoro ha un costo superiore è perchè qui, in occidente, dalle tasse sul lavoro, ricaviamo uno "Stato Sociale", un "Welfare State " che nel terzo e quarto mondo è ancora lontano dall'essere realizzato.
Naturalmente, se permettiamo alla nostra industria di chiudere le proprie fabbriche nel nostro territorio, per poi riaprire le stesse attività in paesi del terzo mondo, per produrre a costi inferiori, ( perchè lì, il costo della manodopera è inferiore), e poi gli permettiamo di reimportare quegli stessi prodotti sul nostro mercato, senza pagare nessun dazio d'entrata, non facciamo altro che ceare i presupposti per la perdita del lavoro futuro dei nostri operai e, l'annientamento di tutti quei diritti sociali tanto duramente conquistati dai nostri predecessori dalla fine dell '800 fino ai giorni nostri.
Aiutare il terzo mondo non significa impiantare fabbriche sul loro territorio, per poi sfruttarli meglio ma, mediante studi approfonditi, finanziare attività produttive atte a migliorare il loro tenore di vita e il loro PIL.
Impiantare fabbriche di oggetti o materiali che non andranno nel loro mercato interno ma invaderanno il nostro mercato significa sfruttare loro in una forma indegna e far indietreggiare noi di oltre un secolo per i diritti di Stato Sociale acquisiti.
Io credo che sia utile e necessario applicare dei dazi di entrata a tutti quei prodotti che possono essere prodotti qui in europa, per salvaguardare i nostri lavoratori.

Alcuni esempi per spiegarmi:

Alcune grandi marche dell'industria automobilistica europea fanno costruire componenti delle proprie auto in paesi sottosviluppati per aggirare il costo del lavoro, industriali del tessile fanno fare le proprie maglie in Turchia e altri paesi del terzo mondo, sfruttando il lavoro minorile, industriali del giocattolo hanno trasferito le loro fabbriche in Cina, per aggirare i diritti sindacali....bene! siamo in un libero mercato e quindi sono liberi di farlo......ma dovranno vendere quei prodotti nei paesi in cui li fabbricano.
Se li vorranno vendere quì in Europa dovranno pagare un dazio d'entrata pari a quegli oneri sociali che hanno cercato di eludere.
Le grandi marche dell'industria automobilistica , se vorranno vendere i loro prodotti qui nell'Unione Europea dovranno farle costruire in fabbriche ubicate quì,nell' Unione Europa e così, anche produttori come Ford , Nissan, Honda cioè marchi extra-comunitari, se vogliono accedere a questo mercato dovranno impiantare fabbriche nell'Unione Europea e dare così lavoro ai cittadini Europei.
Gli interscambi di materie prime tra i paesi sottosviluppati e l'Occidente industrializzato dovrà essere superato attraverso la cooperazione.
Noi dobbiamo esportare tecnici e tecnologia per aiutarli a crescere, a migliorare le loro condizioni di vita, in cambio noi importeremo materie prime che altrimenti qui non avremmo, per continuare a tenere viva la nostra industria.
Mai e poi mai dovremo permettere che i nostri industriali trasferiscano le loro fabbriche per sfruttare la manodopera di quei paesi eludendo così ,di fatto, tutte le conquiste sindacali.
Condizione fondamentale per una globalizzazione "giusta" è attuare il principio che se vuoi vendere in un mercato devi produrre in quello stesso mercato.
Troppo facile permettere alla Piaggio, negli anni novanta, licensiare 2000 operai per "esubero" e nel contempo, tramite l'allora Ministro degli Esteri Lamberto Dini, aprire una nuova fabbrica in Cina per 6000 operai.
Naturalmente all'epoca si preoccuparono subito nell'affermare che quella produzione era per il mercato cinese.
Io, già da allora, sostenevo che quei prodotti ce li saremmo ritrovati nel nostro mercato, e così è stato.
Lo ZIP,un ciclomotore prodotto dalla Piaggio, prodotto in Cina lo si trova anche sul nostro mercato a circa 1150 euro, mentre quello prodotto a Pontedera, cioè prodotto in Italia, costa circa 2000 / 2100 euro, praticamente quasi il doppio.
La logia conclusione è che, con questa disparità di costi, lo ZIP prodotto a Pontedera sarà destinato a chiudere, con la conseguente perdita del lavoro di altri operai, mentre la dirigenza Piaggio continuerà a guadagnare indisturbata.
Ribadisco:...." se vuoi vendere in questo mercato devi produrre in questo mercato!." se invece preferisci produrre fuori per aggirare i costi dello "stato sociale" che le nostre leggi ti impongono dovrai pagare delle tasse di entrata pari a quegli oneri sociali che hai tentato di eludere.
Chiunque voglia vendere in questo mercato deve produrre quì e, se è extracomunitario, aprire delle succursali quì per produrre quì, dando lavoro a manodopera locale.
Questo impedirà al mercato delle disvalenze di costi troppo evidenti causate dalle differenze dei costi del lavoro e così, di fatto, livellare i prezzi di vendita, creando i presupposti per una onesta concorrenza.

"Globalizzazione" non deve essere uno scambio di merci e persone senza regole, un libero sfruttamento delle genti e dei mercati come vorrebbe la classe borghese "dominante", ma un interscambio di culture e popoli regolata dai diritti umani; con una globalizzazione male attuata, come lo è di fatto oggi, ci saranno solo grossi guadagni per pochi e, nel contempo si otterranno solo grosse discriminazione per la maggioranza delle popolazioni.
Da qualche decennio i paesi dell'Unione Europea sono invasi da persone extra comunitarie provenienti dai paesi del terzo mondo in cerca di lavoro e di una vita migliore.
Un esodo comprensibile e rispettabile ma che deve essere capito e chiarito nella sostanza da certa parte della popolazione Europea.
Pensare a loro come a dei moderni schiavi per poter abbassare il costo del lavoro, permesso di fatto anche da certe leggi sul lavoro, è una pratica ignobile che taluni cittadini europei esercitano, venendo meno a quei "diritti civili" che la nostra società ha raggiunto.
Con questo modo di interpretare la "globalizzazione" sono iniziate di fatto le discriminazioni.
Non si devono fare i contratti "differenti" agli extracomunitari, come stà accadendo oggi, perchè così si potrà dare loro una paga inferiore e si potranno versare meno contributi per lo "Stato Sociale".
I legislatori che hanno permesso tutto questo, hanno ignorato lo "Statuto dei Lavoratori" stipulato nel 1970 che parla di lavoratori e non fà distinzioni tra lavoratori nazionali ed extracomunitari.
Un lavoratore extracomunitario, in quanto lavoratore, ha gli stessi diritti di un lavoratore comunitario, quindi deve costare esattamente uguale.
Se noi continueremo a fare questa distinzione saremo la causa e l'origine dell'embrione del razzismo, perchè è logico, ogni datore di lavoro preferirà chi, a parità di condizioni, gli costerà meno, creando di fatto delle iniquità sociali.
Io non credo all'ipocrita frase.." sono lavori che gli italiani non vogliono più fare".. , io credo invece che siano lavori che gli italiani non possono più fare, perchè sottopagati, con il costo della vita che in questi ultimi anni, quì in Italia, è aumentato a dismisura, con certi lavori, così mal retribuiti, non puoi più tirare avanti la famiglia.
Tutto questo è successo perchè le classi politiche dirigenti degli ultimi trentanni sono state miopi nel valutare questo problema e si sono prestate al gioco delle speculazioni.

Stato Sociale

In una Nazione, dove l'affitto di un immobile di edilizia normale , in un quartiere normale, di una città normale, di 70 / 80 mq circa, è pari ad un quinto dello stipendio base di un lavoratore è un buon rapporto sociale, ma, quando quell'affitto è superiore a quello stesso stipendio base, allora significa che i rapporti sociali di quella Nazione, il divario formatosi tra guadagno e costo della vita, si sono così alterati che è giunto il momento di porvi fine.
E' giunto il momento di riscrivere una nuova forma di convivenza sociale, più libera e soprattutto più rispettosa dei diritti civili dei cittadini.
Dobbiamo mantenere e soprattutto migliorare il "nostro" Stato Sociale.
Per fare questo è necessario rivedere tutti quei modelli di contratti stipulati dai sindacati confederati negli ultimi 15 anni che, a mio modo di vedere, sono stati anche questi una sorta di "quinta colonna Italiana", che ha operato a favore del padronato e non dei lavoratori.
Se lo Stato, con l'avallo dei sindacati e di quasi tutti i partiti dell'arco costituzionali, ha consentito contratti a termine, senza versamenti di contributi, e quindi senza garanzie per il futuro, è perchè così si vuole abbattere lo "stato sociale" e costringere il cittadino ad una forma contributiva privata con contratti senza coperture sanitarie e anti infortunistiche, per arrivare alla eliminazione dell'assistenza pubblica per una assistenza privata, fonte di grandi guadagni per chi la gestirà.
E' inevitabile che chi è nelle condizioni di poterne approfittare né approfitterà, e cos' è stato.
Questa "quinta colonna strisciante",operante nel nostro paese, ha permesso tutto questo.
Naturale che il padronato né abbia subito approfittato. L'occasione fà l'uomo ladro!.
Tutti i diritti sindacali tanto duramente conquistati nel tempo, in questi ultimi 35-40 anni sono stati vanificati grazie alle politiche scellerate applicate uniformemente sia dai governi di centro destra che da quelli di centro sinistra.
La "quinta colonna" ha operato soprattutto tramite alcuni esponenti del centro sinistra e del mondo sindacale permettendo, come ho già sostenuto prima, contratti truffa senza coperture, contratti discriminanti senza diritti sociali, contratti formativi a tempo determinato per permettere alle aziende di mercanteggiare sui lavoratori, ma soprattutto è stata quella parte politica che ha permesso le privatizzazioni di settori di Utilità Pubblica come l'approvvigionamento energietico, la telefonia, i trasporti e, non contenta, stà tuttora minando altri settori dell'apparato pubblico con l'intento di privatizzare anch'essi.
Mi riferisco all'acqua, la sanità, la scuola etc. etc.
Gli artecifi di tutto questo sono stati tutta la leadership del centro sinistra.
Alla luce di tutto questo è fondamentale riappropriarsi di tutti quei settori che sono di utilità pubblica *** leggere capitolo sù Rimonopolizzazione di tutti quei Settori inerenti i Servizi Pubblici ***, per poter ricostruire uno "Stato Sociale" che sia veramente di utilità per tutti i cittadini; uno Stato Sociale "garanzia di benessere" per l'intera comunità.
Applicando interamente, in tutte le sue parti, la nuova riforma fiscale, *** leggere capitolo sù
Nuovo sistema fiscale ***,lo Stato avrà i fondi necessari per poter far fronte ai costi di questo "stato sociale".
Uno Stato che vuole vantarsi di essere democratico deve inevitabilmente sostenere e garantire l'uguaglianza e le necessità primarie tra tutti i suoi cittadini.

Riforma Pensionistica

Dai e dai, ci sono riusciti quei maledetti infamoni della quinta colonna, a convincere il popolo italiano che è meglio per loro mettere nelle mani di Banche, Assicurazioni e Gestioni Sindacali il "loro " TFR .
Quello che un tempo veniva chiamata "liquidazione" e oggi rinominato letteralmente Trattamento Fine Rapporto, serve alla controparte a gestire una quantità di capitali che potranno essere utilizzati in operazioni infrabancarie o in operazioni internazionali a totale rischio dei lavoratori.
Presentandolo così, con un altro nome, un'altra sigla, si è potuto ingannare meglio il cittadino lavoratore e così, in futuro, si potrà addebitare a suo carico, quello che risulterà il poco remunerativo rendimento di tale forma pensionistica, perchè a tutti gli effetti risulterà lui l'artefice di quelle scelte.
Ma soprattutto si è preferito continuare a ingannare il popolo italiano dicendo che il nostro sistema pensionistico è al collasso e per questo convincerlo ad affiancare alla pensione pubblica un'altra privata, continuando però, nel frattempo, a prelevare dalle casse dell'INPS i soldi per il pagamento degli assegni familiari, delle liquidazioni dei ceti dirigenziali pubblici e di altri pagamenti che nulla hanno a che fare con le pensioni e la previdenza.
Tutti questi soldi dovrebbero invece essere prelevati dalle casse dell'erario perchè costi di fiscalità pubblica, e vengono, a mio avviso, sottratti al sistema pensionistico, mettendolo così di fatto in una situazione di passività.
Vi siete mai chiesti quanti pescano nelle casse dell'INPS ? oltre a pagare tutte le pensioni dei lavoratori dipendenti dell'area privata, ci sono anche quelle dei lavoratori autonomi come artigiani, agricoltori, commercianti, che con i loro versamenti di una vita lavorativa contribuiscono a creare quel capitale che dovrebbe essere il fondamento per una sana ed onesta pensione a coronamento di una vita di lavoro.
Teoricamente avrebbe dovuto essere così ma nella realtà, complici politici incompetenti e talvolta disonesti, questi fondi INPS sono stati utilizzati per sostenere la Cassa integrazione di aziende fallimentari che, nei periodi in "auge" hanno capitalizzato i guadagni ( vedi operato Fiat!) mentre nei momenti critici hanno approfittato di questo aiuto immeritato fornito dallo Stato, affondando le mani nelle casse della Previdenza Sociale e di fatto esserne una delle cause che oggi fanno gridare allarme sui fondi INPS.
Oltretutto, i fondi INPS pagano anche i sussidi di disoccupazione e, da quando sono state privatizzate, anche le pensioni di tutte quelle aziende prima statali e oggi privatizzate.
Nauralmente non c'è solo l'INPS ; ci sono anche altri Enti erogatori di pensioni come gli Enti locali, i Dipendenti Ministero del Tesoro, i Dipendenti Ministero Difesa che hanno un separato sistema pensionistico, che però, essendo anch'essi dello Stato, pescano sempre nelle casse statali, cioè nostre, e che quindi quando lo Stato permette di prendere i fondi dalle casse dell'INPS per pagare Cassa integrazione e Disoccupazione commette ingiustizia nei confronti di una parte dei lavoratori.
A mio avviso, per aiutare le industrie nazionali a superare i periodi di crisi, lo Stato Italiano non avrebbe dovuto utilizzare i fondi INPS, ma avrebbe dovuto costituire un "Fondo Sostegno Aziende in Crisi" e, con una gestione temporale concordata tra lo Stato,l'azienda ed i sindacati dei lavoratori, firmare un trattato per restituire i fondi ottenuti, una volta superato il periodo di crisi, invece si è preferito praticamente regalare quei fondi perchè consegnati senza nessuna regola impegnativa per la controparte.
Tutto questo mal governo ha contribuito allo svuotamento parziale delle casse INPS
Questi infiltrati della quinta colonna stanno svendendo per l'ennesima volta il lavoro degli italiani e lo stanno facendo nella maniera più subdola, consegnando la gestione dei capitali, nelle mani dei soliti poteri bancari.
Io, che mi considero da sempre un " libertario", cioè una persona che privilegia principalmente e prevalentemente la libertà, il libero modo di agire delle genti, sono altresì consapevole che l'utilizzo e sfruttamento dei servizi sociali e dei beni di utilità pubblica sia un onere e dovere esclusivo dello Stato.
Fatta questa precisazione, riaffermo con forza e con vigore che deve essere lo Stato a gestire i fondi pensioni dei cittadini, e non Istituzioni Private quali Banche, Assicurazioni e quant'altre.
L'unico ad avere le spalle e le casse per sostenere l'onere di tali capitali è lo Stato, quindi la riforma pensionistica deve passare inevitabilmente attraverso la ricostruzione dello "stato sociale" nel nostro paese.
E' già da diverso tempo che i nostri politici più eminenti, da destra a sinistra vanno dicendo che il "sistema pensionistico" và rivisto, che non è sufficiente e che i contributi versati dai lavoratori non coprono i costi delle future pensioni.
Io credo che molti di "questi" siano in mala fede e che tentino il tutto per tutto per convincerci a "privatizzare" il sistema pensionistico perchè in questo calderone vedono la possibilità di guadagni infiniti, ma la realtà è che se i versamenti effettuati dai lavoratori nelle casse dell'INPS verranno utilizzati solo per pagare le pensioni le casse dell'INPS saranno sempre in attivo.
Tenuto conto di questo uso improprio dei fondi INPS è altrettanto vero però che c'è anche una disparità di trattamento tra i normali lavoratori e gli staff dirigenziale, spesso troppo bassi i primi e troppo alti i secondi.
Credo sia giunto il tempo di rivedere e rivalutare tali posizioni, ma credo soprattuto che sia giunto il tempo per riconsiderare la formulazione di un Nuovo Sistema Sociale, garanzia di diritti umani e fonte principale per un futuro migliore del sistema pensionistico correlato al costo della vita, a partire da quelle minime oggi misere ed ingiuste.
La pensione arriva per tutti al tramonto della vita e chi prima, chi dopo, si ritrova talvolta a viverla in solitudine.
Lo Stato, se non negli affetti, deve sopperire ai costi di gestione là dove la pensione del pensionato non è sufficiente.

Lo Stato, per mano dei suoi politici, deve capire che il prelievo di soldi per sostenere alcune spese dello Stato Sociale li deve prelevare dalla fiscalizzazione nazionale ed è quindi nel suo Sistema Fiscale Nazionale che deve rivedere le forme eque per un prelievo fiscale ai cittadini.
*** leggere capitolo su "Nuovo Sistema Fiscale " ***

 


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