Movimento per la Democrazia Partecipativa

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I punti programmatici

1°- Nuovo sistema elettorale per elezioni più democratiche.

2°- Nuovo sistema fiscale per una tassazione più equa.

3°- Nuovo regolamento per la Partecipazione ai Concorsi Pubblici

4°- Rimonopolizzazione di tutti quei Settori inerenti i Servizi Pubblici come
telecomunicazioni, trasporti, acqua ,gas, idrocarburi che gli ultimi governi hanno
inspiegabilmente privatizzato.

5°- Ricostituzione del vecchio "servizio di leva" trasformandolo però in "Servizio Civile
Obbligatorio" esteso anche alle donne.

6°- Liberalizzazione delle License Commerciali e degli orari lavorativi

7°- Abolizione dell'I.C.I. sulla prima casa e costituzione di un "Fondo Nazionale" per
sostenere i cittadini meno abbienti all'acquisto della prima casa.

8°- Giustizia : revisione dell'attuale sistema giuridico per rendere effettiva giustizia alle
vittime e un rapporto paritario tra istituzioni e cittadino.

9°- Scuola : apertura alle innovazioni per un insegnamento egualitario a tutti gli studenti.

10°- Sanità: Distribuzione capillare sul territorio nazionale

11°- Protezione Civile coordinata sul Territorio

12°- Globalizzazione,Stato Sociale e Riforma Pensionistica

13°-Democrazia Partecipativa immaginata da L.N.M.

14°- Riflessioni

15°- Considerazioni Finali di L.N.M

 

       

 

6°- LIBERALIZZAZIONE DELLE LICENZE COMMERCIALI e LIBERALIZZAZIONE degli ORARI LAVORATIVI

Nel nostro paese, per ottenere una "licenza commerciale", cioè un permesso ad esercitare una attività lavorativa, si deve far domanda all'amministrazione pubblica .
A seconda del Comune dove viene espletata tale richiesta, l'ottenimento della "Licenza" può variare da pochi mesi ad alcuni anni e, in taluni casi, per non dire di frequente, è anche necessario ungere certi ingranaggi amministrativi ( come ad esempio pagare sottobanco qualche impiegato disonesto) per facilitarne il rilascio.
Talvolta, senza motivo apparente, pur essendoci tutti i presupposti, tutti i requisiti, il rilascio della Licenza può essere anche negata, solo perchè qualcuno ha stabilito che non doveva essere rilasciata.
In questo paese, se un cittadino vuole aprire un negozio di Merceria, di Ferramenta,di articoli Sportivi o di qualunque altro genere deve riempire una quantità indefinita di moduli e sperare nella benevolenza degli impiegati che tratteranno la sua pratica e, attendere poi, con pazienza, il rilascio di tale "Licenza".
Io penso che si debba cambiare modo di vedere la questione e cioè che lo Stato non deve rilasciare le licenze con la stessa metodologia con cui le ha rilasciate fino ad oggi e quindi praticamente impedendone o condizionandone lo svolgimento di suddette attività, ma deve limitarsi solamente a certificarne l'inizio.
Io credo che chiunque possa e debba ottenere qualsiasi "licenza"; fatta eccezione per tutte quelle attività che richiedono un titolo di studio specifico, il rilascio delle licenze deve essere solo un fatto amministrativo, di pura e semplice certificazione.
Sarà il mercato poi a stabilirne la durata, il successo o il fallimento
Lo Stato deve indicare dei parametri entro i quali ogni cittadino, per l'esercizio di tali attività dovrà sottostare, come:
Titolo di studio o preparazione tecnica necessaria documentati, per tutte quelle attività ove venga rihiesto
Impiantistica tecnica del locale, se l'attività viene svolta al chiuso o all'aperto, come luce acqua gas e uscite di sicurezza a norma.
Assetto igienico-sanitario del locale a norma, per attività aperte al pubblico come bar, ristoranti etc...
Tesserino Sanitario valido,per quelle attività che lo richiedono.
Conformità dei macchinari utilizzati
Rispetto dei diritti sindacali per i lavoratori dipendenti ove ci siano.

Ottemperato a tutte queste regole lo Stato è obbligato al rilascio di tale licenza.
Il lavoro è un diritto sancito dalla nostra "Costituzione" e quindi, nessuno deve chiedere a nessuno il permesso per esercitare una qualsiasi attività.
Rispettando i parametri espressi inerenti ogni attività, ogni cittadino ha il diritto di esercitare la professione da lui scelta; lo Stato ha il diritto di intervenire e, se ci sono i presupposti, impedire e bloccare tali attività, qualora non fossero svolti secondo i parametri sopra citati.

La "Libertà" è il concetto base della Democrazia Partecipativa.
Liberi di andare, liberi di dire, liberi di fare, liberi di esercitare professioni o lavori, liberi di gestire attività commerciali di qualsiasi genere, liberi di decidere per la propria vita, ma sempre nel rispetto assoluto delle leggi e delle regole di convivenza civile che la collettività ci impone.
Lo Stato ha il dovere di tutelare e garantire il "Giusto" andamento di tutte le attività svolte nel paese; di controllare la correttezza da parte degli esercenti nei confronti dei cittadini, e che ogni attività sia svolta nel rispetto della leale concorrenza tra operaori.

Per tutto il resto,"fallimenti", "successi", sarà il mercato a stabilirli e sarà la gente che, facendo una selezione, sceglierà chi le darà un servizio migliore al costo più appropriato.
Una forma di mercato auto-regolante che consentirà una vera concorrenza leale e permetterà, nel tempo, lo stabilizzarsi dei costi.

Liberalizzazione degli Orari Lavorativi

Qualche anno fà, non ricordo con esattezza quando, abbiamo votato un "referendum" sulla liberalizzazione degli orari lavorativi e, con mio grande disappunto, lo abbiamo perso.
L'ignobile campagna sostenuta dai Sindacati Confederati e da una parte della sinistra convinse la gente a votare contro ma, a mio avviso, in quell'occasione abbiamo perso una grande possibilità per migliorare l'economia di questo paese.
Lo Stato non deve impedire la liberalizzazione degli orari di lavoro ma semmai controllare e proibire lo sfruttamento di taluni lavoratori, impedendo che siano costretti a sostenere dei turni eccessivi.
Il concetto di "liberalizzazione degli orari di lavoro" nasce dal fatto che se una qualunque attività lavorativa, vuoi per la sua posizione, vuoi per la professionalità, vuoi per la tipologia della merce trattata è nelle condizioni di poter lavorare a pieno ritmo in qualunque ora del giorno e/o della notte, perchè punto di incontro con tanta clientela abbia il diritto di farlo.
Lo Stato ha l'obbligo e il dovere di stabilie regole chiare, nel rispetto dei lavoratori, atte a consentire dei ritmi di lavoro conformi con le esigenze della nostra società.
Durante ogni campagna elettorale c'è sempre stato il solito politico di turno che ha promesso nuovi posti di lavoro ma che poi sono sempre stati disattesi.
Con la liberalizzazione degli orari lavorativi potrebbero, in breve tempo, trovare lavoro molte persone. A mio avviso, svariate migliaia di persone, su tutto il territorio nazionale.
Siamo rimasti fermi ancora al concetto che il lavoro si svolge dal mattino al pomeriggio, ma i ritmi della nostra società sono cambiati, e per questo bisogna adeguare i tempi e le modalità per far fronte a questi cambiamenti, alle nuove esigenze della collettività e che il mondo del lavoro , per la sua complessità, oggi si distribuisce in tutto l'arco delle 24 ore.
Nelle amministrazioni pubbliche, come ho già sostenuto prima, sulle concessioni delle licenze, non si devono impedire l'attuazione o la modifica degli orari lavorativi ma semplicemente essere vigili sulla fattibilità e sostenibilità da parte del personale lavorativo.
Per una qualsiasi attivià commercale, la possibilità di essere aperta al pubblico anche 24 ore su 24 consentirà all'impresa stessa di usufruire e utilizzare più personale tanto, quanto la mole lavorativa di detta attività gli richiederà, e conseguentemente procurerà lavoro a più lavoratori.
Liberare il mercato da certi vincoli stupidi e sorpassati è un grosso incentivo alla ripresa economica del nostro paese.

 


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