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ABOLIZIONE dell'I.C.I. sulla 1° CASA e costituzione di un
" FONDO NAZIONALE " per l'acquisto della 1° CASA
L'I.C.I, Imposta
Comunale sugli Immobili, è una legge nata per permettere ai Comuni
di autofinanziarsi, tassando le abitazioni dei propri cittadini.
Consapevole del fatto che i Comuni hanno bisogno di entrate fiscali,
per finanziare tutte quelle attività che sono di sua competenza,
ritengo che i vari amministratori locali, già da ora, debbano
iniziare però a cercare altre forme di finanziamento per i loro
comuni, perchè tassare la casa dove uno risiede è profondamente
ingiusto e anticostituzionale.
Io credo che ogni Comune, attraverso le dichiarazioni dei redditi dei
propri concittadini, debba e possa tassare, in relazione e proporzione
ai loro redditi dichiarati, rispettando così i dettami che la
nostra Costituzione stabilisce, ma non tassando la casa di residenza.
L'ICI, è un'imposta che può e deve essere applicata, ma
solo sulle case che non sono residenza del proprietario.
Rispettando quanto premesso, chi abita la propria casa non deve pagarci
nessuna tassa, ma chi è proprietario di più case, se non
le dà in uso gratuito dimistrabile a familiari stretti di 1°
grado, come figli, fratelli, genitori o nipoti, e quindi giustamente esentato
dal pagarci l'ICI.
Nei casi in cui le case producono un reddito, deve pagarci l'ICI che sarą applicata con
tre variazione d'aliquote;
La 1° con aliquota relativamente bassa, se affittate
con regolare contratto, che, rimettendo in funzione il meccanismo dell'equo
canone aggiornato ai costi reali contemporanei, rispetti i parametri stabiliti
dalle parti sociali.
La 2°,con una aliquota maggiorata rispetto alla 1° se
affittati seguendo la logica del libero mercato, mentre, su quelle case che
invece sono tenute sfitte, tassarle con una 3° aliquota notevolmente alta,
atta a sconsigliare chiunque a praticare quelle speculazioni fatte fino ad oggi,
da lobbies economiche e dą persone con scarso senso morale ed etico.
Per "Lobbies" intendo Banche, Assicurazioni e Casse di Credito
che , in questo paese, in questi ultimi decenni, hanno manipolato il mercato
fregandosene delle necessità della gente.
Come avrete notato, dalla fine degli anni '70 in poi, l'edilizia si
è fermata , non sono state costruite più nuove case, nuovi
quartieri, nonostante la continua richiesta di abitazioni esercitata
dalla popolazione, ma si sono limitati a concedere solo permessi per
restauri conservativi di abitazioni già esistenti.
L'edilizia, e gestita con intelligenza, è un grande motore trainante
per tutta l'economia di un paese, ma bloccarla ha significato dare avvio
ad un meccanismo speculativo che a tuttoggi a falsato i valori economici
di tutti i settori produttivi della nostra società, non solo
quelli del settore abitativo.
Questa cecità amministrativa, per altro appoggiata da settori
dei "verdi" e pseudoprogressisti, ha logicamente determinato
nel tempo, oltre all'aumento del costo della vita, l'abnorme crescita
delle quotazioni abitative.
La casa è un bene primario, quindi lo Stato, attraverso delle
leggi giuste, che né regolano l'utilizzo, non deve permettere
a nessuno di specularci sopra.
Credo sia giunto il tempo che lo Stato, per mezzo dei Comuni, debba
fare un nuovo censimento atto a stabilire la reale realtà abitativa
nel paese.
Individuare le proprietà di tutte le realtà abitative
esistenti, e da qui, iniziare una tassazione mirata, al fine di liberare
tutte quelle abitazioni sfitte, inutilizzate, o affittate a nero, per
scopi di lucro.
Fine anni
'60 primi anni '70, in pieno boom economico, l'acquisto di una casa di
80-90 mq., quindi di 4-5 stanze, nella periferia cittadina, dotata di
tutti i servizi forniti dal comune, poteva costare dai 10, 15, 20 milioni
di lire a seconda in quale quartiere ( sempre di periferia però)
veniva acquistato.
Oggi, le stesse abitazioni possono costare dai 350.000 ai
500.000 mila euro; praticamente, in 35 / 40 anni , c'è stato
un aumento del 5 / 6000%.
Questo si è verificato perchè la politica italiana ha
privilegiato suddette lobbies che, già a partire da quegl'anni, hanno
acquistato in blocco un gran numero di immobili nei centri storici cittadini,
per poi tenerli vuoti, sfitti, con lo scopo evidente di far aumentere
il loro valore sul mercato nazionale, causa la costante carenza di case
da affittare, senza peraltro correre il rischio di dover intraprendere
azioni legali per liberarli da ipotetici inquilini.
La Democrazia
Partecipativa si prefigge lo scopo di abolire questo ignobile modo di
operare da parte della politica fino ad oggi applicata, con l'intento
di realizzare un sistema "casa" che sia alla portata di ogni
cittadino.
La casa
è un bene primario, e quindi, nei limiti di quanto le leggi consentono,
lo Stato deve fare di tutto per aiutare i cittadini ad entrare in possesso
della "propria" casa abitativa.
Con il nuovo sistema fiscale, nel giro di pochi anni lo Stato dovrebbe
essere in grado di poter costituire un "Fondo Nazionale" per sostenere
quegli interessi bancari necessari per accedere al mutuo, cui il cittadino meno
abbiente si troverą inevitabilmente a doverci fare i conti.
Di tanto in tanto, qualche politico in cerca di pubblicità, ha
proposto delle forme di sostegno più o meno vantaggiose, per
giovani coppie in procinto di sposarsi ma poi, nel concreto, si sono
sempre rivelate inutili e illusorie e, come al solito, chi ha i soldi,
chi ha alle spalle una famiglia che lo sostiene ! bene!, altrimenti
l'acquisto della casa, alle condizioni attuali, per un cittadino con
uno stipendio base,inferiore ai 1500 euro, se lo può scordare .
Io credo che sia un diritto di tutti, giovani e meno giovani, uomini
o donne, poter usufruire dell'aiuto dello Stato per l'acquisto della
"prima casa".
Per questo motivo il " Fondo Nazionale per l'acquisto 1° Casa
" sarà un mezzo di sostegno per tutte quelle persone, di
qualsiasi età o stato sociale che chiederanno aiuto allo "Stato"
per l'acquisto della loro "prima casa".
Chiunque, al di sotto
di un determinato reddito medio stabilito, potrą accedere all'utilizzo del
" Fondo Nazionale per l'acquisto della 1° Casa ".