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GIUSTIZIA
Il referendum del 12 e 13 Giugno 2011 sulla abrogazione della legge sul
"Legittimo impedimento", legiferata dal governo di centro destra per risolvere
i problemi giudiziari del proprio Leader, l'on. Silvio Berlusconi, ha dimostrato
in maniera schiacciante che l'opinione pubblica italiana è nettamente contraria
a leggi che non sono uguali per tutti.
Non essendo un Giurista, né un Costituzionalista e né
tanto meno un esperto di leggi, ma un semplice cittadino di media cultura
che fà delle considerazioni sulla giustizia,
affronterò l'argomento interpretando, a mio modo di vedere, i sentimenti e l'idea di giustizia della gente comune.
Di quella gente che generalmente la subisce
e non l'esercita.
Parlando
con la gente, troppo spesso si ha la sensazione che il cittadino abbia
timore della legge e dell'apparato giuridico in genere.
Il rispetto che ha nei confronti dei tutori dell'ordine non è
riverenziale per la carica che ricoprono ma è timoroso per la
prosopopea che taluni elementi esercitano.
Il vecchio proverbio che dice.." metti una divisa ad un uomo ed
otterrai un prepotente".. in molti casi è reale, non lontano
dalla realtà quotidiana.
Non si guarda alla "giustizia" come ad un qualcosa di cui
ci si possa fidare, ma nel nostro subconscio c'è un atavico timore
che ci fà dubitare del suo utilizzo e quindi di fatto ci tiene
alla larga.
Di fronte a questo modo di vedere e vivere la " giustzia "
, per ristabilire un giusto rapporto tra giustizia e cittadini, per prima
cosa và messa in pratica la Riforma Democratica delle Forze di
Sicurezza, cioè a dire che và rivisto il metodo di arruolamento
nelle Forze dell'Ordine dello Stato; è di vitale importanza,
che il metodo di arruolamento degli agenti sia rivisto e corretto per
dare alla cittadinanza una democratica rappresentanza delle Forze di
Sicurezza.
Nonostante che nella nostra Costituzione si faccia un chiaro riferimento
all'Apologia di Fascismo, troppo spesso troviamo esponenti delle Forze
dell'Ordine dichiaratamente fascisti, dalla truppa sino ai vertici di
comando.
Siamo una società democratica, e quindi i componenti le Forze
dell'Ordine devono essere di chiara e comprovata fede democratica.
Oltre a questo evidente malfunzionamento dell'apparato operativo della
giustizia , a volte settario e partigiano, c'è anche un pessimo
funzionamento dell'apparato giuridico, che opera tuttora con un Codice
Civile e Penale non conforme con il progresso civile e domocratico della
nostra società.
Tuttora il nostro ordinamento giuridico fà ancora riferimento
al "Codice Rocco", senza considerare poi che molte leggi sono
state stravolte da un insensato garantismo mal applicato.
Quello che il cittadino, in questi tempi di ingiustizia applicata, è
costretto vedere, è qualcosa che fà rivoltare lo stomaco; reati
penali che con cavilli giuridici vengono sottovalutati e quindi lasciando
il reo in libertà.
Reati contabili nella Pubblica Amministrazione depenalizzati da reati
penali a semplici ammanchi amministrativi e quindi punibili solo con
ammende; mentre al normale cittadino, per un ritardato pagamento alle
casse dell'erario, gli vengono ascritte more esemplari.
Tutti i grandi attentati di terrorismo, accaduti in Italia negli ultimi
40 anni, ( mi riferisco in particolare a quelli attuati dalla destra
eversiva, come la strage di P.zza Fontana a Milano, quella in P.zza
Della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna e di tante
altre) sono rimasti nel tempo insoluti perchè trattati in maniera
veramente superficiale da una Magistratura connivente e faziosa, lasciando
così nella popolazione di questo paese una sensazione di impotenza
giuridica, una sfiducia totale nelle isituzioni, tale da rassegnarsi.
Non è raro ascoltare TeleGiornali o leggere articoli sù
quotidiani e trovare degli "omissis" su delle indagini fatte
nei confronti di esponenti dello Stato.
Troppo spesso, con questo "escamotage", esponenti deviati
e criminali dei nostri servizi segreti hanno infangato il popolo Italiano.
Gli "omissis", e i fatti lo dimostrano, sono voluti e utilizzati
solo da coloro che nella coscenza hanno propositi illegali e disonesti; ed
è per questo motivo che devono essere rimossi dalla cultura di
governo e il suo utilizzo vietato.
Io mi auguro che, da ora in avanti, la nostra classe politica non utilizzi
più questa pratica antidemocratica e anticostituzionale per celare
alla Nazione malefatte di operatori dello Stato disonesti.
Come al solito, nella nostra attuale società, i colletti bianchi, cioè
a dire quei dirigenti pubblici o privati, di alto rango, possono commettere
reati finanziari, amministrativi e anche penali, e rimanerne poi praticamente
impuniti, mentre noi, normali cittadini, per una semplice multa non
pagata, rischiamo di incorrere in sequestri patrimoniali.
Questa disparità di trattamenti, nel tempo, ha generato nella
stragrande maggioraza dei cittadini un'avversione e disillusione nei
confronti dell'apparato giuridico.
Per questo, bisogna rimediare al più presto; è necessario
riparare a questo torto, è necessario che i cittadini riprendano
fiducia nei confroni dell'apparato giuridico e nella "giustizia",
base fondamentale per una vera democrazia funzionante.
Per ottenere tutto questo è necessario che tutti gli apparati
amministrativi e di governo in un autentica società democratica
devono essere gestiti in una forma aperta, tale da permettere, a chi
né ha i requisiti, un costante controllo per conto della collettività
sociale.
Non pensiate che tutto questo sia demagogia spicciola; permettere a
giornalisti, esponenti politici, associazioni culturali e altri soggetti
legalmente riconosciuti di poter indagare e quindi poter verificare
la gestione e l'operato onesto o disonesto di dette amministrazioni
o personale pubblico è garanzia di democrazia.
Il collasso nella giustizia italiana è evidente, sotto gli occhi
di tutti, soprattutto nel comparto della giustizia civile.
Questa lentezza e inadeguatezza della macchina giudiziaria è
fonte d'ispirazione per tutti coloro che conoscono a menadito le contraddizioni
e la burocrazia giuridica e che quindi, sentondosi più intelligenti
e forti di quei cavilli "garantisti" che, per merito di politici
e legislatori miopi, sono stati inseriti in leggi fondamentalmente giuste, ma
che così travisate sono diventate fonte d'ingiustizia, permettendo
ai disonesti di farsi gioco della giustizia.
Troppo spesso, per il garantismo di chi ha commesso l'ingiustizia, si
sottovalutano i diritti di chi l'ha subita, dimenticando o ignorando
che prima vengono i "diritti" della vittima e poi il garantismo
per il reo.
Con l'ausilio
di avvocati molto bravi, sfruttando le contraddizioni del nostro sistema
giuridico, spesso vincono le cause proprio coloro che hanno determinato
l'ingiustizia.
Per spiegare il genere di cause a cui mi riferisco faccio un semplice
esempio.
In passato mi è capitato di venire coinvolto in una bega condominiale:
avevo un fondo in un condominio dove esercitavo la mia professione e,
non abitandoci , non partecipavo ( mea culpa ! ) quasi mai alle riunioni
condominiali.
Per motivi a me ancora sconosciuti l'amministratore venne cambiato con
un altro, che ironia della sorte però, dopo qualche mese dal suo
insediamento, raggranellato tutti i soldi possibili fuggì.
Questo potè accadere, perchè le allora vigenti leggi sugli illeciti
amministrativi gli permisero di commettere il reato, senza praticamente
incorrere in sanzioni penali, ma solo amministrative.
Nel passaggio delle consegne il neo amministratore pagò il vecchio
amministratore con della cambiali false che naturalmente andarono insolute.
Il vecchio amministratore, scoprendo insolute quelle cambiali, citò
il condominio nella persona di un candomino a caso tra tutti, il quale,
a sua volta, chiamò a cascata il resto dei condomini.
Io, all'epoca, ero in pari con i pagamenti fatti con il vecchio amministratore
ed in regola con il nuovo e quindi, a logica, non avrei dovuto essere
chiamato in causa.
A nulla servì recriminare e fui costretto a nominare a mia volta un avvocato;
il giudice che trattò il caso non sò neanche che faccia
abbia avuto, perchè questi casi li trattano solo gli avvocati
delle parti e il magistrato giudicante, i cittadini, generalmente, non
vengono neanche ascoltati e così, oltre all'inganno la beffa,
fui costretto a ripagare di nuovo le spese condominiali e in più anche
le spese legali ed il mio avvocato.
Quando parlo di giustizia ingannata mi riferisco a casi come questo;
erano note le dinamiche, era noto chi aveva determinato il reato, e
chi era stato truffato quindi, la giustizia poteva operare in altri
termini, colpendo i colpevoli e rispettando gli innocenti.
Di casi come questi, di ordinaria ingiustizia applicata, potrei citarne
molti altri ancora.
Spesso,
molto spesso, in questo paese si emettono assegni a vuoto, o si fanno
truffe a danno di terzi e la legge non garantisce chi né è
vittima.
Chi, per esempio, nell'esercizio della propria attività, ricevendo
assegni scoperti, o subendo una truffa può essere danneggiato
nella conduzione stessa dell'attività, le lungaggini giuridiche
e burocratiche non consentono alla vittima di recuperare in tempi utili
il maltolto, e, a volte, il danno può essere tale da portare la
suddetta attività al fallimento.
Tutto questo deve finire, ogni cittadino deve guardare alla "giustizia"
come ad una istituzione che salvaguarda e garantisce i suoi diritti,
una istituzione che è l'attuazione pratica della nostra Costituzione, una
istituzione che è alla base del giusto convivere in una società
democratica che rispetta i diritti di tutti i suoi cittadini.
Io penso che prima di tutto lo Stato, per mano della "macchina giudiziaria",
debba stabilire in tempi rapidi chi è la vittima, cioè
chi ha subito l'ingiustizia, e chi il reo, cioè colui che ha
commesso l'ingiustizia.
Determinato questo, per prima cosa lo Stato deve garantire in tempi
rapidi l'indennizzo della/e vittima/e, e dopo, con l'utilizzo delle
eventuali attenuanti, esercitare il garantismo su chi ha determinato
il reato.
Tutto questo si può determinare solo se lo Stato, per mezzo della
Corte Costituzionale farà un ripulisti nella contraddizionalità
che scaturisce nell'attuazione di molte leggi, mettendole a confronto
con la costituzionalità, la logica e l'onestà giuridica.
Lo Stato,dopo
un attento esame condotto dalle autorità giudiziarie, per mezzo
del Ministero per il Coordinamento Sociale, potrebbe essere il primo
risarcitore di tutti quei cittadini che sono state vittime di truffe
da parte di altri cittadini.
Lo Stato, avendone i mezzi e i requisiti, può recuperare in tempi
relativmente brevi, i capitali sopra menzionati per risarcire le vittime,
utilizzando nei confronti di coloro che hanno commesso le truffe, sistemi
coercitivi come le "ganasce fiscali", di recente introduzione
per pretendere da costoro il risarcimento totale di dette infrazioni;
naturalmente tutto questo potrebbe essere applicato solo se riconosciute
e confermate da sentenze giuridiche.
La Democrazia
Partecipativa si propone di attivare nuove procedure per lo snellimento
della macchina giuridica utilizzando personale qualificato, anno per
anno, prelevato dal "Servizio Civile Obbligatorio" *** leggere
capitolo su"Ricostituzione Servizio Civile Obbligatoro " ***
destinandolo esclusivamente ad espletare tutte quelle attività
burocratiche,di cancelleria, al fine di rendere l'apparato giuridico
più pratico ed efficente e sopratutto più veloce con lo
scopo di migliorare la "giustizia" per tutti.
Lo Stato,
al fine di rendere la "giustizia" e l'apparato giuridico chiaro,
comprensibile e praticabile, deve farsi carico della tiratura in stampa
economica della "Costituzione Italiana" , dello "Statuo
dei Lavoratori" e anche opuscoli riepilogativi e indicativi semplificanti
il "Codice Civile" e il "Codice Penale" onde sensibilizzare
ed aiutare tutti i cittadini ad essere più informati rispetto
a certi argomenti.
ALCUNI
ASPETTI DI GIUSTIZIA INGIUSTA:
PRIVACY E DIRITTO DI CRONACA
Negli ultimi
anni, con l'avvento delle TV private, ma non per causa di queste, si
è manifestato un problema a mio avviso veramente disdicevole
e cioè a dire il non rispetto della privacy degli individui con
la conseguente pubblicazione di qualsiasi notizia rigurdante fatti e
persone credendo che tale comportamento sia un diritto costituzionle
della professione giornalistica.
La "gogna mediatica" a cui sono stati sottoposti taluni individui,
dà la misura di quanto sia
aberrante e anticostituzionale questo modo di interpretare la libertà
di stampa.
Io credo che, per un rispetto totale della "privacy" e del
diritto di cronaca, si possano dare le notizie, parlando dell'evento
e della vittima, ma omettendo totalmente dati personali sù chi
sia indagato e sù quali piste si stiano movendo gli inquirenti.
Solamente dopo che è stato effettuato il primo grado di giudizio,
in un regolare processo dello Stato, la stampa potrà divulgare
le generalità di coloro che sono stati imputati.
Questo "modus operandi" permetterebbe innanzi tutto uno svolgimeto
onesto del dibattito processuale, senza inquinamenti di sorta, nel rispetto
totale di quel principio che considera il cittadino innocente fino a
quando non viene dimistrata la sua colpevolezza.
Quindi , a mio avviso, la stampa ha il diritto di trattare la notizia,
anche con filmati, ma non ha il diritto di citare nomi o divulgare immagini
dell'imputato o degli indagati fino a che i Corpi Istituzionali preposti,
cioè Forze di Polizia e Magistratura, non avranno istituito il
processo e, solo a sentenza emessa, la stampa potrà divulgarne
i nomi.
Dopo il processo di primo grado la stampa potrà fare i nomi dei
responsabili ed informare l'opinione pubblica.
In questa maniera lo Stato ha garantito all'imputato il diritto ad un
processo equo.
A partire da questo momento l'imputato, se è stato condannato,
potrà ricorrere in appello se si manifesta innocente, ed i "media"
potranno parlare del suo caso liberamente ma in ogni caso lo Stato,
con il blocco della Privacy ha salvaguardato i suoi diritti costituzionali.
DIRITTO DI FAMIGLIA E DIRITTI DEI MINORI
Nella nostra
moderna società, spesso si confondono diritti e doveri; genitori
che per puro egoismo utilizzano i propri figli come merce di scambio
per ottenere o impedire al partner vantaggi economici dalle separazioni.
Complice di questa situazione la "giustizia" mal applicata
da giudici miopi.
Figli che vengono dati in affido ad uno dei genitori e impedito all'altro
la libera frequentazione, stravolgendo di fatto i rapporti futuri di
quel figlio con uno o entrambi i suoi genitori.
Padri o madri che, per cattiva educazione, impediscono a suoceri, cognati
e nipoti di poter vedere liberamente i minori in questione.
Nella legislazione attuale si privilegia il diritto dei genitori, mentre
a mio avviso si dovrebbe privilegiare il diritto del minore.
Non sono il padre o la madre ad avere diritto al figlio ma è
il figlio ad avere diritto ad entrambi i genitori e non solo ai genitori
ma anche ai nonni paterni e materni, ai cugini e agli zii, in definitiva
a tutti i componenti quel nucleo familiare di primo e secondo grado che ogni essere umano ha.
Riconoscendo questo principio, la legge dovrebbe facilitare al minore
la possibilità di poter frequentare qualunque membro della famiglia.
Lo Stato, tramite la Magistratura, potrà impedire a singoli componenti
della famiglia l'avvicinamento del minore solo in quei casi dove questi
membri familiari si siano dimostrati un pericolo fisico e psicologico
per il minore.
SILENZIO ASSENZIO
La mente
che ha partorito questa mostruosità giuridica deve essere veramente
diabolica, maligna e antidemocratica.
Approfittare del fatto che un individuo, per infinti casi comportamentali
ignori una richiesta o affermazione esercitata dalla pubblica amministrazione, o
attuata da società private o a partecipazione statale, vuoi perchè
non l'ha capita o sempilcemente perchè non la condivide, e di
fatto pretenderne giuridicamente l'assenso, lo trovo veramente truffaldino
per non dire delinquenziale.
Io mi auguro che quanto prima, la Corte Costituzionale prenda in esame
questo aspetto della "giustizia ingiusta" e la elimini dal
nostro sistema giuridico.
La legge sul "silenzio assenzio" và abrogata.
RESPONSABILITA'
CIVILE E PENALE DI GIUDICI E MAGISTRATI
Nonostante che alcuni anni
fà il popolo italiano votò un Referendum sulla responsabilità civile e penale
di giudici e magistrati, peraltro vincendolo con larga maggioranza, non si
capisce perchè questo principio costituzionale che stabilisce che ogni cittadino,
quindi anche giudici e magistrati, è uguale difronte alla legge, non sia stato
ancora applicato.
La storia giudiziaria italiana è piena di processi condotti in maniera superficiale e
talvolta faziosi, a causa di questa impunibilità.
Con questo non voglio delegittimare il lavoro degli inquirenti, non voglio togliergli
il diritto di giudicare, e conseguentemente applicare quello che la legge stabilisce
in quei casi, ma li voglio obbligare a documentare ogni atto, ogni prova a carico o
discarico dell'imputato al fine di giungere ad un dibattito processuale giusto.
La mancanza dell'ottemperanza a suddetti obblighi, inevitabilmente li dovrà portare a
subire delle inchieste pubbliche sul loro operato.
Il compito della giustizia
è quello di fare chiarezza sulle imputazoni e le conseguenti responsabilità degli indagati.
Partendo da questo semplice principio la giustizia non può e non deve essere aggirata
da cavilli legali.
Questo non significa che attuando questa riforma venga meno la libertà e
l' indipendenza della magistratura, ma semplicemente che il loro operato sarà
sempre sotto controllo e che quindi, laddove viene evidenziato una mancanza
o una interpretazione faziosa ( spesso successo nei casi politici) possano
essere anche loro messi sotto inchiesta. Una prova, a carico o discarico dell'imputato,
anche se in ritardo, deve sempre essere ammessa nel dibattimento processuale al fine
di ottenere un processo equo, dove l'imputato possa usufruire di tutte le garanzie
che la nostra Costituzione gli mette a disposizione. E' quindi obbligo dei Magistrati
inquirenti fornire alla difesa tutte le informazioni del caso in questione.
Tutti gli operatori della Magistratura sono dei cittadini come noi, che però,
durante le loro funzioni, rappresentano l'intera collettività.
Di fatto, sono la rappresentanza popolare preposta a difendere gli interessi
della collettività, ed è per questo motivo che devono operare nelle forme più
democratiche e garantiste che la nostra Costituzione contempla. Svolgendo la loro
attività devono trattare ogni caso con il massimo scrupolo, e devono essere in grado
di poter dimostrare, laddove una Commissione d'indagine glielo richieda, che il loro
operato, il loro giudizio nasce da fatti e prove concrete, ma soprattutto che le
loro indagini si sono svolte a 360°.
Il concetto di " Arte Forense ", cioè quell'abilità di districarsi attraverso
l' oratoria, esercitata da taluni avvocati duante lo svolgimento dei processi,
è per me un concetto inaccettabile. Pur riconoscendo il merito di tanta bravura,
non può e non deve essere permesso che detta bravura possa essere utilizzata per
stravolgere ed inquinare il dibattito processuale. La giustizia è un fatto
concreto e come tale và considerata e applicata.
Permettere che un avvocato, che sia quello dell' accusa o della difesa è irrilevante,
che, attraverso l'esposizione dei fatti con una oratoria eloquente, quindi di grande
impatto emotivo, ma non per questo giusta e corretta, possa dare una interpretazione
dei fatti molto parziale e quindi possa esporre i temi del dibattito in una luce
poco chiara, deve essere proibito. In una società dove il concetto di "giustizia"
è elevato, non si deve arrivare a istituire dei processi solo con prove indiziarie,
ma solo con prove certe. Il compito della difesa, laddove non si possa poter
dimostrare l'innocenza, è quello di far applicare tutte le attenuanti che il
codice penale o civile contempla.
DIRITTO DELLA
DIFESA AD ESSERE SUPPORTATA ED INFORMATA SULLE INDAGINI IN CORSO
DA PARTE
DEGLI INQUIRENTI E SUI CAPI D'IMPUTAZIONE MOSSI ALL'ACCUSATO
Ogni imputato deve conoscere subito, al momento del fermo o dell' avviso
di garanzia, i capi d' imputazione che lo riguardano.
Inoltre, al momento del fermo, deve essere messo subito e sempre in condizione di
avvisare i propri familiari e il suo legale di fiducia, " diritto" che l'attuale "fermo
di polizia temporaneo" può inficiare ogni qualvolta che il magistrato inquirente di turno
ritenga di potersene avvalere.
Con l'attuale sistema giuridico la bilancia della giustizia è palesemente sproporzionata.
Con l'attuale sistema giuridico il Pubblico Ministero ed il Giudice Istruttore
per le indagini Preliminari possono disporre delle Forze di Polizia per approfondire
le indagini, mentre l'imputato, per difendersi, può solo pagarsi degli investigatori
"privati" ; operazione che pochi possono permettersi.
Per ovviare a questa palese ingiustizia lo Stato deve permettere anche all'avvocato
della Difesa di potersi avvalere delle Forze di Polizia per fare tutte quelle indagini
che potrebbero portare nuovi elementi atti a scagionare l'imputato.
E' quindi necessario che lo Stato costituisca, all'interno delle varie Forze
di Polizia, dei reparti di Investigatori al sevizio della Difesa.
Questo bilanciamento della fase investigatoria consentirebbe uno svolgimento
delle indagini a tutto campo, permettendo ad entrambe le parti di argomentare
e dimostrare le proprie tesi accusative e difensive. Troppo spesso, a causa
dell'attuale sbilanciamento investigativo, sono stati perseguiti imputati che
con il tempo, sono poi stati riconosciuti innocenti. Le cause di detti sbilanciamenti
possono essere molteplici, dalla faziosità del magistrato inquirente ( vedi processi
politici) alla superficialità esercitata sempre dal magistrato inquirente
( vedi processo ad Enzo Tortora ) inquisendo per omonimia, finanche agli sbagli
fatti in buona fede.
Con la possibilità di controbattere in tempo reale da parte della difesa alle
accuse mosse dal PM utilizzando una analoga forza investigativa, la giustizia
né risulterebbe sicuramente vincitrice. Come dice un antico detto latino
"errare humanum est,...ma perseverare est diabolicus! ".
La storia giuridica del nostro paese dimostra, al di là di ogni dubbio, che
molti processi sono stati condotti in maniera superficiale.
Se all'epoca delle indagini avessero permesso alla difesa di poter usufruire
degli ivestigatori preparati, probabilmente lo Stato avrebbe risparmiato i costi
per l'istituzione di detti processi, perchè risolti durante il periodo delle
indagini preliminari.
DIRITTO DELLA
MAGISTRATURA A POTER UTILIZZARE TUTTE LE NUOVE TECNICHE INVESTIGATIVE
CHE
LA MODERNA TECNOLOGIA METTE A DISPOSIZIONE
In questi ultimi anni,
specialmente durante i governi di centro destra, vari esponenti di governo,
hanno tentato di togliere agli Organi Inquirenti la possibilità di utilizzare
le intercettazioni telefoniche, asserendo che ledono alla "privacy" dell'individuo.
Io credo che le Forze di Polizia e la Magistratura abbiano il diritto Costituzionale
di poter utilizzare tutte le nuove tecniche investigative che la moderna tecnologia
mette loro a disposizione, ma solo in un contesto di parità di diritti, cioè a dire
che anche loro potranno essere controllati e se le varie intercettazioni ambientali
da loro messe in atto non sono supportate da una documentazione che ne dimostrerà
l'effettiva utilità, anche loro potranno essere oggetto di indagini e perseguibili.
E' necessario varare una legge, il più urgente possibile, che stabilisca, al di là
di ogni dubbio, che chiunque tratti o divulghi contenuti o fatti attinenti ad indagini
in corso è penalmente punibile.
Come già espresso nel " Diritto di Cronaca", lo Stato
ha il diritto di indagare su tutto e su tutti, per prevenire crimini e reati,
laddove ci sia il sospetto o indizi che portino a tali conclusioni, sempre però nel rispetto più totale
della nostra Costituzione e dei Diritti Civili dei cittadini.
Tutto questo però deve essere attuato nel riservo più totale. Per questo motivo
tutte le informazioni raccolte devono essere trattate con il massimo riserbo.
Il Pubblico Ufficiale, sia esso esponente delle Forze di Polizia o della Magistratura,
che viene scoperto ad utilizzare certe forme d'indagini a scopo puramente privato, o semplicemente anche a divulgarli,
deve essere perseguibile penalmente, perchè reo di un grave reato.
La "Privacy" dei cittadini è tutelata dalla Costituzione.
SISTEMA
CARCERARIO
Al fine di abbattere i costi del sistema carcerario,
ogni detenuto con condanna definitiva, deve svolgere all'interno della struttura
carceraria un lavoro che gli consenta di pagarsi i costi relativi alla sua permanenza
nella struttura carceraria e poter disporre poi di una "liquidazione" maturata
durante il periodo di detenzione, al momento della scarcerazione.
I lavori a cui faccio riferimento sono la produzione di oggetti utilizzati nelle Pubbliche
Amministrazioni, oggetti che attualmente sono prodotti da piccole e medie ditte
artigiane, attraverso appalti e sub-appalti a volte pilotati, che comportano
un costo spesso elevato per le Amministrazioni Pubbliche che ne fanno uso.
Con la produzione di suddetti oggetti da parte della Comunità Carceraria i relativi
costi diminuirebbero notevolmente.
Con l' attuazione di questa nuova riforma voglio mettere il condannato in condizione
di poter scontare la sua pena a costo zero per la collettività e al contempo dargli
anche la possibilità di riflettere sul suo futuro e poter disporre di una liquidazione
a pena estinta. Secondo la nostra "Costituzione" la pena inflitta al condannato
è a scopo riabilitativo, quindi, mettere il carcerato in condizione di potersi
mantenere nel periodo di detenzione, è mettere in pratica i dettami della nostra
Costituzione ed inoltre, tale sistema non andrebbe a ledere il rispetto degli stessi,
ma anzi, preserverebbe la loro auto stima e, se la struttura è realmente funzionante,
potrebbe essere l'inizio per una loro reale riabilitazione.