Movimento per la Democrazia Partecipativa

Home - Proposta Politica | Interventi dei visitatori | contatta il movimento

 

 

       

 

I punti programmatici

1°- Nuovo sistema elettorale per elezioni più democratiche.

2°- Nuovo sistema fiscale per una tassazione più equa.

3°- Nuovo regolamento per la Partecipazione ai Concorsi Pubblici

4°- Rimonopolizzazione di tutti quei Settori inerenti i Servizi Pubblici come
telecomunicazioni, trasporti, acqua ,gas, idrocarburi che gli ultimi governi hanno
inspiegabilmente privatizzato.

5°- Ricostituzione del vecchio "servizio di leva" trasformandolo però in "Servizio Civile
Obbligatorio" esteso anche alle donne.

6°- Liberalizzazione delle License Commerciali e degli orari lavorativi

7°- Abolizione dell'I.C.I. sulla prima casa e costituzione di un "Fondo Nazionale" per
sostenere i cittadini meno abbienti all'acquisto della prima casa.

8°- Giustizia : revisione dell'attuale sistema giuridico per rendere effettiva giustizia alle
vittime e un rapporto paritario tra istituzioni e cittadino.

9°- Scuola : apertura alle innovazioni per un insegnamento egualitario a tutti gli studenti.

10°- Sanità: Distribuzione capillare sul territorio nazionale

11°- Protezione Civile coordinata sul Territorio

12°- Globalizzazione,Stato Sociale e Riforma Pensionistica

13°-Democrazia Partecipativa immaginata da L.N.M.

14°- Riflessioni

15°- Considerazioni Finali di L.N.M

 

       

 

8- GIUSTIZIA


Il referendum del 12 e 13 Giugno 2011 sulla abrogazione della legge sul "Legittimo impedimento", legiferata dal governo di centro destra per risolvere i problemi giudiziari del proprio Leader, l'on. Silvio Berlusconi, ha dimostrato in maniera schiacciante che l'opinione pubblica italiana è nettamente contraria a leggi che non sono uguali per tutti.
Non essendo un Giurista, né un Costituzionalista e né tanto meno un esperto di leggi, ma un semplice cittadino di media cultura che fà delle considerazioni sulla giustizia, affronterò l'argomento interpretando, a mio modo di vedere, i sentimenti e l'idea di giustizia della gente comune.
Di quella gente che generalmente la subisce e non l'esercita.

Parlando con la gente, troppo spesso si ha la sensazione che il cittadino abbia timore della legge e dell'apparato giuridico in genere.
Il rispetto che ha nei confronti dei tutori dell'ordine non è riverenziale per la carica che ricoprono ma è timoroso per la prosopopea che taluni elementi esercitano.
Il vecchio proverbio che dice.." metti una divisa ad un uomo ed otterrai un prepotente".. in molti casi è reale, non lontano dalla realtà quotidiana.
Non si guarda alla "giustizia" come ad un qualcosa di cui ci si possa fidare, ma nel nostro subconscio c'è un atavico timore che ci fà dubitare del suo utilizzo e quindi di fatto ci tiene alla larga.
Di fronte a questo modo di vedere e vivere la " giustzia " , per ristabilire un giusto rapporto tra giustizia e cittadini, per prima cosa và messa in pratica la Riforma Democratica delle Forze di Sicurezza, cioè a dire che và rivisto il metodo di arruolamento nelle Forze dell'Ordine dello Stato; è di vitale importanza, che il metodo di arruolamento degli agenti sia rivisto e corretto per dare alla cittadinanza una democratica rappresentanza delle Forze di Sicurezza.
Nonostante che nella nostra Costituzione si faccia un chiaro riferimento all'Apologia di Fascismo, troppo spesso troviamo esponenti delle Forze dell'Ordine dichiaratamente fascisti, dalla truppa sino ai vertici di comando.
Siamo una società democratica, e quindi i componenti le Forze dell'Ordine devono essere di chiara e comprovata fede democratica.
Oltre a questo evidente malfunzionamento dell'apparato operativo della giustizia , a volte settario e partigiano, c'è anche un pessimo funzionamento dell'apparato giuridico, che opera tuttora con un Codice Civile e Penale non conforme con il progresso civile e domocratico della nostra società.
Tuttora il nostro ordinamento giuridico fà ancora riferimento al "Codice Rocco", senza considerare poi che molte leggi sono state stravolte da un insensato garantismo mal applicato.
Quello che il cittadino, in questi tempi di ingiustizia applicata, è costretto vedere, è qualcosa che fà rivoltare lo stomaco; reati penali che con cavilli giuridici vengono sottovalutati e quindi lasciando il reo in libertà.
Reati contabili nella Pubblica Amministrazione depenalizzati da reati penali a semplici ammanchi amministrativi e quindi punibili solo con ammende; mentre al normale cittadino, per un ritardato pagamento alle casse dell'erario, gli vengono ascritte more esemplari.
Tutti i grandi attentati di terrorismo, accaduti in Italia negli ultimi 40 anni, ( mi riferisco in particolare a quelli attuati dalla destra eversiva, come la strage di P.zza Fontana a Milano, quella in P.zza Della Loggia a Brescia, della Stazione ferroviaria di Bologna e di tante altre) sono rimasti nel tempo insoluti perchè trattati in maniera veramente superficiale da una Magistratura connivente e faziosa, lasciando così nella popolazione di questo paese una sensazione di impotenza giuridica, una sfiducia totale nelle isituzioni, tale da rassegnarsi.
Non è raro ascoltare TeleGiornali o leggere articoli sù quotidiani e trovare degli "omissis" su delle indagini fatte nei confronti di esponenti dello Stato.
Troppo spesso, con questo "escamotage", esponenti deviati e criminali dei nostri servizi segreti hanno infangato il popolo Italiano.
Gli "omissis", e i fatti lo dimostrano, sono voluti e utilizzati solo da coloro che nella coscenza hanno propositi illegali e disonesti; ed è per questo motivo che devono essere rimossi dalla cultura di governo e il suo utilizzo vietato.
Io mi auguro che, da ora in avanti, la nostra classe politica non utilizzi più questa pratica antidemocratica e anticostituzionale per celare alla Nazione malefatte di operatori dello Stato disonesti.
Come al solito, nella nostra attuale società, i colletti bianchi, cioè a dire quei dirigenti pubblici o privati, di alto rango, possono commettere reati finanziari, amministrativi e anche penali, e rimanerne poi praticamente impuniti, mentre noi, normali cittadini, per una semplice multa non pagata, rischiamo di incorrere in sequestri patrimoniali.
Questa disparità di trattamenti, nel tempo, ha generato nella stragrande maggioraza dei cittadini un'avversione e disillusione nei confronti dell'apparato giuridico.
Per questo, bisogna rimediare al più presto; è necessario riparare a questo torto, è necessario che i cittadini riprendano fiducia nei confroni dell'apparato giuridico e nella "giustizia", base fondamentale per una vera democrazia funzionante.
Per ottenere tutto questo è necessario che tutti gli apparati amministrativi e di governo in un autentica società democratica devono essere gestiti in una forma aperta, tale da permettere, a chi né ha i requisiti, un costante controllo per conto della collettività sociale.
Non pensiate che tutto questo sia demagogia spicciola; permettere a giornalisti, esponenti politici, associazioni culturali e altri soggetti legalmente riconosciuti di poter indagare e quindi poter verificare la gestione e l'operato onesto o disonesto di dette amministrazioni o personale pubblico è garanzia di democrazia.

Il collasso nella giustizia italiana è evidente, sotto gli occhi di tutti, soprattutto nel comparto della giustizia civile.
Questa lentezza e inadeguatezza della macchina giudiziaria è fonte d'ispirazione per tutti coloro che conoscono a menadito le contraddizioni e la burocrazia giuridica e che quindi, sentondosi più intelligenti e forti di quei cavilli "garantisti" che, per merito di politici e legislatori miopi, sono stati inseriti in leggi fondamentalmente giuste, ma che così travisate sono diventate fonte d'ingiustizia, permettendo ai disonesti di farsi gioco della giustizia.
Troppo spesso, per il garantismo di chi ha commesso l'ingiustizia, si sottovalutano i diritti di chi l'ha subita, dimenticando o ignorando che prima vengono i "diritti" della vittima e poi il garantismo per il reo.

Con l'ausilio di avvocati molto bravi, sfruttando le contraddizioni del nostro sistema giuridico, spesso vincono le cause proprio coloro che hanno determinato l'ingiustizia.
Per spiegare il genere di cause a cui mi riferisco faccio un semplice esempio.
In passato mi è capitato di venire coinvolto in una bega condominiale: avevo un fondo in un condominio dove esercitavo la mia professione e, non abitandoci , non partecipavo ( mea culpa ! ) quasi mai alle riunioni condominiali.
Per motivi a me ancora sconosciuti l'amministratore venne cambiato con un altro, che ironia della sorte però, dopo qualche mese dal suo insediamento, raggranellato tutti i soldi possibili fuggì.
Questo potè accadere, perchè le allora vigenti leggi sugli illeciti amministrativi gli permisero di commettere il reato, senza praticamente incorrere in sanzioni penali, ma solo amministrative.
Nel passaggio delle consegne il neo amministratore pagò il vecchio amministratore con della cambiali false che naturalmente andarono insolute.
Il vecchio amministratore, scoprendo insolute quelle cambiali, citò il condominio nella persona di un candomino a caso tra tutti, il quale, a sua volta, chiamò a cascata il resto dei condomini.
Io, all'epoca, ero in pari con i pagamenti fatti con il vecchio amministratore ed in regola con il nuovo e quindi, a logica, non avrei dovuto essere chiamato in causa.
A nulla servì recriminare e fui costretto a nominare a mia volta un avvocato; il giudice che trattò il caso non sò neanche che faccia abbia avuto, perchè questi casi li trattano solo gli avvocati delle parti e il magistrato giudicante, i cittadini, generalmente, non vengono neanche ascoltati e così, oltre all'inganno la beffa, fui costretto a ripagare di nuovo le spese condominiali e in più anche le spese legali ed il mio avvocato.
Quando parlo di giustizia ingannata mi riferisco a casi come questo; erano note le dinamiche, era noto chi aveva determinato il reato, e chi era stato truffato quindi, la giustizia poteva operare in altri termini, colpendo i colpevoli e rispettando gli innocenti.
Di casi come questi, di ordinaria ingiustizia applicata, potrei citarne molti altri ancora.

Spesso, molto spesso, in questo paese si emettono assegni a vuoto, o si fanno truffe a danno di terzi e la legge non garantisce chi né è vittima.
Chi, per esempio, nell'esercizio della propria attività, ricevendo assegni scoperti, o subendo una truffa può essere danneggiato nella conduzione stessa dell'attività, le lungaggini giuridiche e burocratiche non consentono alla vittima di recuperare in tempi utili il maltolto, e, a volte, il danno può essere tale da portare la suddetta attività al fallimento.
Tutto questo deve finire, ogni cittadino deve guardare alla "giustizia" come ad una istituzione che salvaguarda e garantisce i suoi diritti, una istituzione che è l'attuazione pratica della nostra Costituzione, una istituzione che è alla base del giusto convivere in una società democratica che rispetta i diritti di tutti i suoi cittadini.
Io penso che prima di tutto lo Stato, per mano della "macchina giudiziaria", debba stabilire in tempi rapidi chi è la vittima, cioè chi ha subito l'ingiustizia, e chi il reo, cioè colui che ha commesso l'ingiustizia.
Determinato questo, per prima cosa lo Stato deve garantire in tempi rapidi l'indennizzo della/e vittima/e, e dopo, con l'utilizzo delle eventuali attenuanti, esercitare il garantismo su chi ha determinato il reato.
Tutto questo si può determinare solo se lo Stato, per mezzo della Corte Costituzionale farà un ripulisti nella contraddizionalità che scaturisce nell'attuazione di molte leggi, mettendole a confronto con la costituzionalità, la logica e l'onestà giuridica.

Lo Stato,dopo un attento esame condotto dalle autorità giudiziarie, per mezzo del Ministero per il Coordinamento Sociale, potrebbe essere il primo risarcitore di tutti quei cittadini che sono state vittime di truffe da parte di altri cittadini.
Lo Stato, avendone i mezzi e i requisiti, può recuperare in tempi relativmente brevi, i capitali sopra menzionati per risarcire le vittime, utilizzando nei confronti di coloro che hanno commesso le truffe, sistemi coercitivi come le "ganasce fiscali", di recente introduzione per pretendere da costoro il risarcimento totale di dette infrazioni; naturalmente tutto questo potrebbe essere applicato solo se riconosciute e confermate da sentenze giuridiche.

La Democrazia Partecipativa si propone di attivare nuove procedure per lo snellimento della macchina giuridica utilizzando personale qualificato, anno per anno, prelevato dal "Servizio Civile Obbligatorio" *** leggere capitolo su"Ricostituzione Servizio Civile Obbligatoro " *** destinandolo esclusivamente ad espletare tutte quelle attività burocratiche,di cancelleria, al fine di rendere l'apparato giuridico più pratico ed efficente e sopratutto più veloce con lo scopo di migliorare la "giustizia" per tutti.

Lo Stato, al fine di rendere la "giustizia" e l'apparato giuridico chiaro, comprensibile e praticabile, deve farsi carico della tiratura in stampa economica della "Costituzione Italiana" , dello "Statuo dei Lavoratori" e anche opuscoli riepilogativi e indicativi semplificanti il "Codice Civile" e il "Codice Penale" onde sensibilizzare ed aiutare tutti i cittadini ad essere più informati rispetto a certi argomenti.


ALCUNI ASPETTI DI GIUSTIZIA INGIUSTA:


PRIVACY E DIRITTO DI CRONACA

Negli ultimi anni, con l'avvento delle TV private, ma non per causa di queste, si è manifestato un problema a mio avviso veramente disdicevole e cioè a dire il non rispetto della privacy degli individui con la conseguente pubblicazione di qualsiasi notizia rigurdante fatti e persone credendo che tale comportamento sia un diritto costituzionle della professione giornalistica.
La "gogna mediatica" a cui sono stati sottoposti taluni individui, dà la misura di quanto sia
aberrante e anticostituzionale questo modo di interpretare la libertà di stampa.
Io credo che, per un rispetto totale della "privacy" e del diritto di cronaca, si possano dare le notizie, parlando dell'evento e della vittima, ma omettendo totalmente dati personali sù chi sia indagato e sù quali piste si stiano movendo gli inquirenti.
Solamente dopo che è stato effettuato il primo grado di giudizio, in un regolare processo dello Stato, la stampa potrà divulgare le generalità di coloro che sono stati imputati.
Questo "modus operandi" permetterebbe innanzi tutto uno svolgimeto onesto del dibattito processuale, senza inquinamenti di sorta, nel rispetto totale di quel principio che considera il cittadino innocente fino a quando non viene dimistrata la sua colpevolezza.
Quindi , a mio avviso, la stampa ha il diritto di trattare la notizia, anche con filmati, ma non ha il diritto di citare nomi o divulgare immagini dell'imputato o degli indagati fino a che i Corpi Istituzionali preposti, cioè Forze di Polizia e Magistratura, non avranno istituito il processo e, solo a sentenza emessa, la stampa potrà divulgarne i nomi.
Dopo il processo di primo grado la stampa potrà fare i nomi dei responsabili ed informare l'opinione pubblica.
In questa maniera lo Stato ha garantito all'imputato il diritto ad un processo equo.
A partire da questo momento l'imputato, se è stato condannato, potrà ricorrere in appello se si manifesta innocente, ed i "media" potranno parlare del suo caso liberamente ma in ogni caso lo Stato, con il blocco della Privacy ha salvaguardato i suoi diritti costituzionali.


DIRITTO DI FAMIGLIA E DIRITTI DEI MINORI

Nella nostra moderna società, spesso si confondono diritti e doveri; genitori che per puro egoismo utilizzano i propri figli come merce di scambio per ottenere o impedire al partner vantaggi economici dalle separazioni.
Complice di questa situazione la "giustizia" mal applicata da giudici miopi.
Figli che vengono dati in affido ad uno dei genitori e impedito all'altro la libera frequentazione, stravolgendo di fatto i rapporti futuri di quel figlio con uno o entrambi i suoi genitori.
Padri o madri che, per cattiva educazione, impediscono a suoceri, cognati e nipoti di poter vedere liberamente i minori in questione.
Nella legislazione attuale si privilegia il diritto dei genitori, mentre a mio avviso si dovrebbe privilegiare il diritto del minore.
Non sono il padre o la madre ad avere diritto al figlio ma è il figlio ad avere diritto ad entrambi i genitori e non solo ai genitori ma anche ai nonni paterni e materni, ai cugini e agli zii, in definitiva a tutti i componenti quel nucleo familiare di primo e secondo grado che ogni essere umano ha.
Riconoscendo questo principio, la legge dovrebbe facilitare al minore la possibilità di poter frequentare qualunque membro della famiglia.
Lo Stato, tramite la Magistratura, potrà impedire a singoli componenti della famiglia l'avvicinamento del minore solo in quei casi dove questi membri familiari si siano dimostrati un pericolo fisico e psicologico per il minore.

SILENZIO ASSENZIO

La mente che ha partorito questa mostruosità giuridica deve essere veramente diabolica, maligna e antidemocratica.
Approfittare del fatto che un individuo, per infinti casi comportamentali ignori una richiesta o affermazione esercitata dalla pubblica amministrazione, o attuata da società private o a partecipazione statale, vuoi perchè non l'ha capita o sempilcemente perchè non la condivide, e di fatto pretenderne giuridicamente l'assenso, lo trovo veramente truffaldino per non dire delinquenziale.
Io mi auguro che quanto prima, la Corte Costituzionale prenda in esame questo aspetto della "giustizia ingiusta" e la elimini dal nostro sistema giuridico.
La legge sul "silenzio assenzio" và abrogata.

RESPONSABILITA' CIVILE E PENALE DI GIUDICI E MAGISTRATI

Nonostante che alcuni anni fà il popolo italiano votò un Referendum sulla responsabilità civile e penale di giudici e magistrati, peraltro vincendolo con larga maggioranza, non si capisce perchè questo principio costituzionale che stabilisce che ogni cittadino, quindi anche giudici e magistrati, è uguale difronte alla legge, non sia stato ancora applicato.
La storia giudiziaria italiana è piena di processi condotti in maniera superficiale e talvolta faziosi, a causa di questa impunibilità.
Con questo non voglio delegittimare il lavoro degli inquirenti, non voglio togliergli il diritto di giudicare, e conseguentemente applicare quello che la legge stabilisce in quei casi, ma li voglio obbligare a documentare ogni atto, ogni prova a carico o discarico dell'imputato al fine di giungere ad un dibattito processuale giusto.
La mancanza dell'ottemperanza a suddetti obblighi, inevitabilmente li dovrà portare a subire delle inchieste pubbliche sul loro operato.
Il compito della giustizia è quello di fare chiarezza sulle imputazoni e le conseguenti responsabilità degli indagati. Partendo da questo semplice principio la giustizia non può e non deve essere aggirata da cavilli legali.
Questo non significa che attuando questa riforma venga meno la libertà e l' indipendenza della magistratura, ma semplicemente che il loro operato sarà sempre sotto controllo e che quindi, laddove viene evidenziato una mancanza o una interpretazione faziosa ( spesso successo nei casi politici) possano essere anche loro messi sotto inchiesta. Una prova, a carico o discarico dell'imputato, anche se in ritardo, deve sempre essere ammessa nel dibattimento processuale al fine di ottenere un processo equo, dove l'imputato possa usufruire di tutte le garanzie che la nostra Costituzione gli mette a disposizione. E' quindi obbligo dei Magistrati inquirenti fornire alla difesa tutte le informazioni del caso in questione.
Tutti gli operatori della Magistratura sono dei cittadini come noi, che però, durante le loro funzioni, rappresentano l'intera collettività.
Di fatto, sono la rappresentanza popolare preposta a difendere gli interessi della collettività, ed è per questo motivo che devono operare nelle forme più democratiche e garantiste che la nostra Costituzione contempla. Svolgendo la loro attività devono trattare ogni caso con il massimo scrupolo, e devono essere in grado di poter dimostrare, laddove una Commissione d'indagine glielo richieda, che il loro operato, il loro giudizio nasce da fatti e prove concrete, ma soprattutto che le loro indagini si sono svolte a 360°.
Il concetto di " Arte Forense ", cioè quell'abilità di districarsi attraverso l' oratoria, esercitata da taluni avvocati duante lo svolgimento dei processi, è per me un concetto inaccettabile. Pur riconoscendo il merito di tanta bravura, non può e non deve essere permesso che detta bravura possa essere utilizzata per stravolgere ed inquinare il dibattito processuale. La giustizia è un fatto concreto e come tale và considerata e applicata.
Permettere che un avvocato, che sia quello dell' accusa o della difesa è irrilevante, che, attraverso l'esposizione dei fatti con una oratoria eloquente, quindi di grande impatto emotivo, ma non per questo giusta e corretta, possa dare una interpretazione dei fatti molto parziale e quindi possa esporre i temi del dibattito in una luce poco chiara, deve essere proibito. In una società dove il concetto di "giustizia" è elevato, non si deve arrivare a istituire dei processi solo con prove indiziarie, ma solo con prove certe. Il compito della difesa, laddove non si possa poter dimostrare l'innocenza, è quello di far applicare tutte le attenuanti che il codice penale o civile contempla.

DIRITTO DELLA DIFESA AD ESSERE SUPPORTATA ED INFORMATA SULLE INDAGINI IN CORSO
DA PARTE DEGLI INQUIRENTI E SUI CAPI D'IMPUTAZIONE MOSSI ALL'ACCUSATO

Ogni imputato deve conoscere subito, al momento del fermo o dell' avviso di garanzia, i capi d' imputazione che lo riguardano.
Inoltre, al momento del fermo, deve essere messo subito e sempre in condizione di avvisare i propri familiari e il suo legale di fiducia, " diritto" che l'attuale "fermo di polizia temporaneo" può inficiare ogni qualvolta che il magistrato inquirente di turno ritenga di potersene avvalere.
Con l'attuale sistema giuridico la bilancia della giustizia è palesemente sproporzionata. Con l'attuale sistema giuridico il Pubblico Ministero ed il Giudice Istruttore per le indagini Preliminari possono disporre delle Forze di Polizia per approfondire le indagini, mentre l'imputato, per difendersi, può solo pagarsi degli investigatori "privati" ; operazione che pochi possono permettersi.
Per ovviare a questa palese ingiustizia lo Stato deve permettere anche all'avvocato della Difesa di potersi avvalere delle Forze di Polizia per fare tutte quelle indagini che potrebbero portare nuovi elementi atti a scagionare l'imputato.
E' quindi necessario che lo Stato costituisca, all'interno delle varie Forze di Polizia, dei reparti di Investigatori al sevizio della Difesa.
Questo bilanciamento della fase investigatoria consentirebbe uno svolgimento delle indagini a tutto campo, permettendo ad entrambe le parti di argomentare e dimostrare le proprie tesi accusative e difensive. Troppo spesso, a causa dell'attuale sbilanciamento investigativo, sono stati perseguiti imputati che con il tempo, sono poi stati riconosciuti innocenti. Le cause di detti sbilanciamenti possono essere molteplici, dalla faziosità del magistrato inquirente ( vedi processi politici) alla superficialità esercitata sempre dal magistrato inquirente ( vedi processo ad Enzo Tortora ) inquisendo per omonimia, finanche agli sbagli fatti in buona fede.
Con la possibilità di controbattere in tempo reale da parte della difesa alle accuse mosse dal PM utilizzando una analoga forza investigativa, la giustizia né risulterebbe sicuramente vincitrice. Come dice un antico detto latino "errare humanum est,...ma perseverare est diabolicus! ".
La storia giuridica del nostro paese dimostra, al di là di ogni dubbio, che molti processi sono stati condotti in maniera superficiale. Se all'epoca delle indagini avessero permesso alla difesa di poter usufruire degli ivestigatori preparati, probabilmente lo Stato avrebbe risparmiato i costi per l'istituzione di detti processi, perchè risolti durante il periodo delle indagini preliminari.

DIRITTO DELLA MAGISTRATURA A POTER UTILIZZARE TUTTE LE NUOVE TECNICHE INVESTIGATIVE
CHE LA MODERNA TECNOLOGIA METTE A DISPOSIZIONE

In questi ultimi anni, specialmente durante i governi di centro destra, vari esponenti di governo, hanno tentato di togliere agli Organi Inquirenti la possibilità di utilizzare le intercettazioni telefoniche, asserendo che ledono alla "privacy" dell'individuo.
Io credo che le Forze di Polizia e la Magistratura abbiano il diritto Costituzionale di poter utilizzare tutte le nuove tecniche investigative che la moderna tecnologia mette loro a disposizione, ma solo in un contesto di parità di diritti, cioè a dire che anche loro potranno essere controllati e se le varie intercettazioni ambientali da loro messe in atto non sono supportate da una documentazione che ne dimostrerà l'effettiva utilità, anche loro potranno essere oggetto di indagini e perseguibili.
E' necessario varare una legge, il più urgente possibile, che stabilisca, al di là di ogni dubbio, che chiunque tratti o divulghi contenuti o fatti attinenti ad indagini in corso è penalmente punibile.
Come già espresso nel " Diritto di Cronaca", lo Stato ha il diritto di indagare su tutto e su tutti, per prevenire crimini e reati, laddove ci sia il sospetto o indizi che portino a tali conclusioni, sempre però nel rispetto più totale della nostra Costituzione e dei Diritti Civili dei cittadini.
Tutto questo però deve essere attuato nel riservo più totale. Per questo motivo tutte le informazioni raccolte devono essere trattate con il massimo riserbo. Il Pubblico Ufficiale, sia esso esponente delle Forze di Polizia o della Magistratura, che viene scoperto ad utilizzare certe forme d'indagini a scopo puramente privato, o semplicemente anche a divulgarli, deve essere perseguibile penalmente, perchè reo di un grave reato.
La "Privacy" dei cittadini è tutelata dalla Costituzione.

SISTEMA CARCERARIO

Al fine di abbattere i costi del sistema carcerario, ogni detenuto con condanna definitiva, deve svolgere all'interno della struttura carceraria un lavoro che gli consenta di pagarsi i costi relativi alla sua permanenza nella struttura carceraria e poter disporre poi di una "liquidazione" maturata durante il periodo di detenzione, al momento della scarcerazione.
I lavori a cui faccio riferimento sono la produzione di oggetti utilizzati nelle Pubbliche Amministrazioni, oggetti che attualmente sono prodotti da piccole e medie ditte artigiane, attraverso appalti e sub-appalti a volte pilotati, che comportano un costo spesso elevato per le Amministrazioni Pubbliche che ne fanno uso.
Con la produzione di suddetti oggetti da parte della Comunità Carceraria i relativi costi diminuirebbero notevolmente. Con l' attuazione di questa nuova riforma voglio mettere il condannato in condizione di poter scontare la sua pena a costo zero per la collettività e al contempo dargli anche la possibilità di riflettere sul suo futuro e poter disporre di una liquidazione a pena estinta. Secondo la nostra "Costituzione" la pena inflitta al condannato è a scopo riabilitativo, quindi, mettere il carcerato in condizione di potersi mantenere nel periodo di detenzione, è mettere in pratica i dettami della nostra Costituzione ed inoltre, tale sistema non andrebbe a ledere il rispetto degli stessi, ma anzi, preserverebbe la loro auto stima e, se la struttura è realmente funzionante, potrebbe essere l'inizio per una loro reale riabilitazione.




 


Democrazia Partecipativa